Oligarcato
Carla Bruni accusata per i fondi libici a Sarkozy
Carla Bruni-Sarkozy, ex supermodella e moglie dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, è stata accusata di «falsificazione di testimonianze» e «associazione a delinquere allo scopo di preparare una frode processuale e corruzione del personale giudiziario». Lo riporta Le Monde.
I procuratori hanno affermato che la Bruni avrebbe avuto un ruolo nel nascondere le affermazioni secondo cui la campagna del marito era stata finanziata dal defunto ex leader libico, Muammar Gheddafi.
La Bruni-Sarkozy è stata incriminata martedì e le è stato proibito di avere contatti con chiunque altro coinvolto nel caso, ad eccezione del marito, ha riferito l’agenzia di stampa francese AFP.
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Il caso è iniziato nel 2011, quando il figlio di Gheddafi, Saif al-Islam, ha affermato che il suo defunto padre aveva finanziato la campagna elettorale di Sarkozy del 2007 con circa 50 milioni di euro. L’uomo d’affari franco-libanese Ziad Takieddine – definito da alcuni giornali come «trafficante di armi» – si sarebbe fatto avanti l’anno successivo sostenendo di aver trasportato personalmente 5 milioni di euro da Tripoli a Parigi alla fine del 2006, e la polizia francese ha iniziato a indagare su Sarkozy nel 2013.
Tuttavia, il Takieddine avrebbe ritirato le sue accuse nel 2020, scatenando speculazioni sul fatto che fosse stato corrotto o costretto a farlo. Gli investigatori si sono concentrati su un’amica di Sarkozy, Michele Marchand detta Mimi, PR e padrone di un’agenzia di Paparazzi, che si sarebbe recata in Libano per incontrare Takieddine nel 2020. La Marchand era stata arrestata e incriminata nel 2021.
«Bruni è anche stata posta sotto lo statuto di testimone informato per il reato di associazione per delinquere allo scopo di corrompere personale giudiziario di un altro stato, in Libano» scrive RaiNews.
Secondo l’accusa, Bruni-Sarkozy ha cancellato i messaggi di testo a Marchand il giorno dell’arresto della Marchand nel 2021. L’ex première Dame ha negato qualsiasi coinvolgimento nel presunto schema di tangenti e i suoi avvocati hanno definito le accuse contro di lei «infondate».
Bruni ha sposato Sarkozy nel 2008, dopo una carriera stellare nella moda e nella musica, nonché nel gossip di livello supernazionale grazie ad intime relazioni con le icone rock Eric Clapton e Mick Jagger, e pure, secondo una voce poi smentita, con Donald Trump. I giornali descrissero la determinazione della Bruni indicando che avrebbe detto alle compagne di liceo che un giorno sarebbe arrivata al cantante divo dei Rolling Stones, per poi farlo davvero. Più tardi, entrato nel radar Sarkozy, avrebbe confidato: «voglio un uomo dotato della bomba atomica».
Sarkozy aveva divorziato dalla sua seconda moglie, un’altra ex modella di nome Cecilia Ciganer-Albeniz, meno di quattro mesi prima, che lo aveva lasciato per il pubblicitario franco-marocchino ebreo Richard Attias, sposato poi al Rockefeller Center a Nuova York.
L’ombra della grande pubblicità si impose anche sulla relazione tra la Bruni e Sarkozy: a combinare l’incontro sarebbe stato Jacques Séguela, famosissimo pubblicitario dei grandi marchi francesi, che avrebbe in seguito prodotto vittoriose campagne elettorali per Mitterand e Eltsin.
Sarkozy ha servito un solo mandato, perdendo la sua rielezione a favore di Francois Hollande nel 2012. Ha trascorso gran parte del suo periodo post-presidenziale coinvolto in scandali legali ed è stato condannato per violazioni del finanziamento della campagna elettorale e traffico di influenze in due casi separati nel 2021.
All’inizio di quest’anno, un tribunale di Parigi ha confermato il verdetto sul finanziamento della campagna, condannando l’ex presidente a sei mesi di reclusione con sospensione della pena.
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Si prevede che Sarkozy sarà processato l’anno prossimo per «occultamento di appropriazione indebita di fondi pubblici, corruzione passiva, finanziamento illegale di campagne elettorali e associazione a delinquere», tutte accuse derivanti dalle accuse sulla Libia.
A più riprese qualcuno ha accusato la Bruni di aver favorito la fuga all’estero del criminale Cesare Battisti, che viveva a Parigi come giallisti nell’impunità assicurata ai terroristi rossi dal potere francese. Lei negò parlando di «calunnie» e dicendo che non lo conosceva. Battisti fu catturato in Sud America e riportato in Italia dal governo gialloverde del Conte 1.
La questione è curiosa, perché si dice che la famiglia Bruni Tedeschi – ricca dinastia industriale piemontese di origini ebraiche – avesse riparato a Parigi con le figlie piccole proprio per evitare i rapimenti da parte di fazioni stile Brigate Rosse che scorrazzavano allora per l’Italia prendendo di mira i grandi industriali.
La sorella di Carla, la nota attrice e regista Valeria Bruni Tedeschi (biologicamente sorellastra, si apprende: Carla sarebbe stata avuta dalla madre per la relazione con un giovane che non era suo padre, industriale e studioso della musica dodecafonica Alberto Bruni Tedeschi) nell’aprile 2021 pubblicò sul quotidiano Libération, assieme ad altri intellò, un appello a Emmanuel Macron a seguito dell’arresto (con subitanea scarcerazione in libertà vigilata) di una decina di ex terroristi italiani ed ex militanti di gruppi eversivi rossi, tra cui alcuni accusati e condannati dai tribunali italiani per omicidio, tentato omicidio, sequestro.
L’appello era scritto «per mantenere l’impegno della Francia nei confronti degli esiliati italiani per cui è stata richiesta l’estradizione», trattandosi di persone, è scritto, che «hanno rispettato il loro impegno a rinunciare alla violenza». «Alcuni in Italia li usano come spaventapasseri per obiettivi di politica interna che non ci riguardano» chiosava l’appello firmato dalla Bruni.
Di recente è emerso che a Parigi la Bruni è stata compagna delle elementari del generale Vannacci, che ne ha parlato in uno suo recente libro.
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Immagine di Remi Jouan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported; immagine tagliata
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La Polonia avvia un’indagine sul traffico di esseri umani della rete di Epstein
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Zuckerberg fischiato all’UFC
Il CEO di Meta e noto praticante di MMA Mark Zuckerberg è stato sonoramente fischiato durante un incontro UFC sabato sera. Il ragazzo ebreo del Nuovo Jersey non sembra trovare con facilità la simpatia del popolo.
L’ondata di disapprovazione da parte del pubblico dell’evento è stata incontrovertibile, ed inappellabile. In un filmato girato alla T-Mobile Arena di Las Vegas, la folla applaude a gran voce diverse celebrità sul maxischermo, finché non appare il volto dello Zuckerberg.
La telecamera si è soffermata su di lui solo per pochi secondi, ma i presenti hanno lasciato trasparire molto sonoramente la loro pessima opinione del magnate del famoso social netword.
Zuckerberg getting booed? Maybe the crowd knows something we don’t about his grappling defense… 👀 Could be a long night if he’s in the cage!pic.twitter.com/KXXNypw7NX
— Wire Report MMA (@WireReportMMA) March 8, 2026
Il centimiliardario ha riso, ha indicato la telecamera e ha detto «sono fischiato», prima di un breve cenno di accettazione. Quando la telecamera ha inquadrato un’altra celebrità, il calciatore Puka Nacua, i fischi si sono immediatamente trasformati in applausi, che erano stati riservati prima dello Zuckerberg anche alle inquadrature di altri spettatori quali l’attore cattolico Mark Wahlberg e l’ex gloria UFC Robbie Lawler.
MARK ZUCKERBERG GETTING BOOED AT A UFC EVENT WARMS MY HEART pic.twitter.com/ZualHMgpGL
— Brian Krijgsman (@BrianKrijgsman) March 8, 2026
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Lo Zuckerbergo non è mai stato popolare, ma negli ultimi anni ha lavorato duramente per trasformare la sua immagine da nerd della Silicon Valley a leader tecnologico con un linguaggio bro che si presenta a un incontro UFC.
Zuckerberg ha abbandonato il suo famoso abbigliamento monotono, fatto di t-shirt grigie aderenti e jeans ancora più attillati, e ha iniziato a indossare abiti «drip» – e cioè t-shirt oversize, catene d’oro, giacche di montone e occhiali da sole vistosi, come da cascame della sottocultura negra gansta.
Il miliardario negli ultimi anni ha iniziato a praticare arti marziali, in particolare nel ju-jitsu, arrivando perfino a competere agonisticamente – al termine di una gara, fece sì che i suoi uffici stampa rettificassero i giornali che avevano erroneamente riportato per difetto i suoi risultati. La passione pel giugizzu ingenerò anche la possibilità di uno scontro fisico con Elon Musk, che dice di aver parlato persino con l’allore ministro della Cultura italiano Gennaro Sangiuliano per organizzare lo scontro tra i titani del capitalismo digitale proprio al colosseo di Roma.
In un altro episodio, il Musk mandò in streaming le capacità di autoguida della Tesla a San Francisco facendosi portare a casa dello Zuckerberg, per poi quindi suonargli il campanello. Lo Zuck, che pure dovrebbe avere un ring a casa, non si fece trovare. In seguito Elon ha dichiarato di aver calcolato le possibilità di vittoria anche in assenza di una preparazione giugizzista: egli sostiene che negli scontro fisici conta la massa, e il sudafricano è significativamente più alto e pesante (188 cm per 90 kg circa) dell’harvardiano figlio di dentista giudeo del Nuovo Jersey (171 cm per 70 kg circa).
Musk ha continuato a stuzzicare pubblicamente Zuckerberg, sfidandolo persino, scrive Vanity Fair a «letteralmente una gara di misurazione del pene».
Nonostante tutti i suoi sforzi, e anche dopo altre manovre di adulazione come un’apparizione al podcast di Joe Rogan (dove è finito in imbarazzo quando è detto che sì, tira con l’arco, ma non ne sa la marca, perché glielo preparano), lo Zuckerbergo non è ancora amato dal pubblico che sta cercando così duramente di conquistare.
Lo stesso pubblico, tuttavia, ha affidato allo Zuck tutti i suoi dati, con buona pace della privacy. Nel 2010 Business Insider pubblicò dei messaggi personali del CEO di Facebook, presumibilmente del 2004, in cui definiva i primi utenti della piattaforma «dumb fucks», traducibile come «stupidi coglioni». Nella conversazione, mai smentita dallo Zuckerbergo, questi si vantava: «ho più di 4000 email, immagini, indirizzi (…) la gente li ha semplicemente inseriti… non so perché… si “fidano di me”… stupidi coglioni».
Ecco, magari capiamo perché, anche solo epidermicamente, la popolazione non dimostra affetto per il re dei social, che non essendo amato dai sudditi forse re non è: un tiranno, direbbero alcuni, o forse, più semplicemente, un oligarca.
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