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Cardinale Zen: papa Francesco usa i sinodi nel tentativo di «cambiare le dottrine della Chiesa»

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Il cardinale Joseph Zen ha rinnovato la sua critica al Sinodo sulla sinodalità, affermando che Papa Francesco usa i sinodi nel tentativo di «cambiare le dottrine o le discipline della Chiesa». Lo riporta LifeSite.

 

In un recente articolo pubblicato in più lingue, il cardinale emerito di Hong Kong Zen ha nuovamente espresso una stridente critica al Sinodo sulla sinodalità appena concluso. In compagnia di numerosi prelati vocali, Zen è stato un critico costante del Sinodo, che si è svolto dall’autunno del 2021 al 27 ottobre 2024.

 

«Definire questo Sinodo sulla sinodalità un Sinodo dei vescovi è un termine improprio», ha scritto Zen, ribadendo un punto che lui e molti altri hanno sollevato negli ultimi anni. Grazie all’intervento diretto di Papa Francesco, il Sinodo ha comportato la novità di avere uomini e donne laici come elettori, trasformandolo così dall’espressione originale di «Sinodo dei vescovi», come delineato da Papa Paolo VI.

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Zen ha osservato che un papa può «convocare qualsiasi forma di riunione consultiva», ma con questo stile di riunione non poteva affermare che rimanesse un sinodo dei vescovi. «Ha usato il nome “sinodo”», scrive lo Zen, «per sostituire il “Sinodo dei vescovi” con un tipo ibrido di riunione».

 

Il pontificato di Francesco è stato caratterizzato da una serie di sinodi, molti dei quali sono stati controversi: il Sinodo sulla famiglia, il Sinodo sull’Amazzonia, il Sinodo sulla sinodalità. Zen ha attestato che tali eventi fanno parte di un piano per rivedere gli insegnamenti della Chiesa:

 

«Dai “Sinodi” tenuti sotto Papa Francesco, possiamo vedere che egli desidera cambiare ogni volta le dottrine o le discipline della Chiesa piuttosto che discutere su come salvaguardarle».

 

Il cardinale di Hong Kong ha fatto riferimento ad alcuni dei precedenti sinodi di Francesco, sottolineando come essi siano la prova dell’affermazione secondo cui Francesco usa gli incontri per cambiare l’insegnamento ecclesiale:

 

«Ha utilizzato il Sinodo sulla famiglia (2004-2005) per cercare di far ricevere la Santa Comunione ai cattolici divorziati e risposati. Voleva utilizzare il Sinodo dell’Amazzonia per introdurre l’ordinazione di laici sposati altamente rispettati (viri probati) come sacerdoti. E per il Sinodo questa volta, dalle due figure principali che ha nominato e dai documenti emessi dal segretariato, possiamo vedere che ha alcuni obiettivi più ampi: cambiare il sistema gerarchico della Chiesa (sostituirlo con un gruppo democratico di battezzati); istituire diaconi donne (aprendo la strada alle donne sacerdote); abolire il celibato sacerdotale; e cambiare la dottrina tradizionale sull’etica “sessuale” (iniziando con le benedizioni alle coppie omosessuali)».

 

La seconda sessione del Sinodo sulla sinodalità è stata criticata dagli attivisti dell’ordinazione femminile per non aver ufficialmente incluso l’argomento nella discussione. È stato – insieme a una serie di altre questioni più controverse – spostato a 10 diversi gruppi di studio nati dall’incontro del Sinodo del 2023. Per questo, il Sinodo è stato criticato dai liberali per non aver ottenuto nulla.

 

Alludendo a questo e ad altri fallimenti del Sinodo nel conquistare il sostegno pubblico tra i cattolici per i suoi sforzi, Zen ha scritto che «il loro programma è fallito».

 

I gruppi di studio del Sinodo hanno contribuito a prolungare le questioni spinose del Sinodo, ha scritto Zen, senza però arrivare a soddisfare «i radicali».

 

I membri del Sinodo hanno ripetutamente sottolineato la necessità di allontanarsi da uno stile di leadership della Chiesa «pirimidale» verso uno «sinodale», postulando che il futuro della Chiesa sia intrinsecamente legato all’essere sinodale. Durante il Sinodo si è svolto anche un ampio dibattito sulla proposta di conferire autorità dottrinale alle conferenze episcopali. Sono state inoltre avanzate richieste affinché i concili a vari livelli della chiesa nazionale fossero resi obbligatori, rafforzando così uno stile “sinodale” di esercizio devoluto dell’autorità.

 

Considerando tutto ciò e le questioni aperte del documento finale del Sinodo, Zen ha messo in guardia dal pericolo che la Chiesa cattolica possa diventare simile allo stile protestante:

 

«Ciò non significa che la Chiesa cattolica diventa la stessa Chiesa anglicana? Non saremo più l’unica Chiesa cattolica e apostolica? Né la Chiesa santa, perché non ci sono più insegnamenti etici affidabili che conducano i fedeli a distinguere il bene dal male».

 

«Il futuro resta molto incerto», ha affermato, basandosi sulla valutazione del documento finale.

 

Uno dei principali problemi evidenziati da Zen sul Sinodo sulla sinodalità è che, sebbene sia terminato, non ha di fatto smesso di funzionare. Francesco ha anche preso la decisione importante di accettare il documento del Sinodo e di farlo suo, senza scrivere lui stesso un’esortazione apostolica.

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Ma Zen ha messo in dubbio questa affermazione, sollevando una serie di preoccupazioni che ha sul Sinodo – essendo un mix di vescovi e laici – e su chi sia precisamente responsabile dei suoi contenuti:

 

«Qual è il valore di questa conclusione sinodale? Chi ha scritto la bozza di questo documento? È un gruppo eletto dall’assemblea plenaria del Sinodo che può davvero rappresentarli? I membri dell’assemblea plenaria avranno tempo sufficiente per studiare questo documento? Chi gestisce gli “emendamenti” proposti dai membri dell’assemblea plenaria? Ogni emendamento è stato discusso e votato da tutti i membri? Lo studio del documento e la discussione degli “emendamenti” sono operazioni complicate. Un documento così lungo non può essere seriamente realizzato in fretta. Chiedo ancora: come può il Papa essere pienamente responsabile di un documento finale del genere?»

 

Secondo la segreteria del Sinodo, i cardinali Jean-Calude Holleirhc e Mario Grech hanno supervisionato la commissione che aveva la responsabilità di compilare il rapporto. Tuttavia, la segreteria si è sforzata di dire che la commissione di redazione stava semplicemente compilando i vari piccoli resoconti dei membri del Sinodo e non stava scrivendo alcun nuovo contenuto.

 

Successivamente, nell’ultima settimana, sono stati apportati degli emendamenti, tra cui l’inserimento della domanda aperta sui diaconi donne, e il testo è stato approvato passaggio per passaggio con votazione comune.

 

Zen ha ipotizzato che Bergoglio stesso fosse in ultima analisi responsabile del contenuto del rapporto finale del Sinodo, minimizzando l’argomentazione secondo cui si trattasse di una «teoria del complotto».

 

«Tutti sanno che il Papa crede nel “processo” (il tempo è più grande dello spazio)», scrive il cardinale di Hongo Kongo. «Ciò che non è stato possibile realizzare in questa assemblea, può essere realizzato nel processo che inizia ora. Il Sinodo è finito, ma la Chiesa sinodale inizia ora! Dobbiamo viverci dentro!»

 

Le riflessioni finali di Zen sono in effetti supportate dagli stessi organizzatori del Sinodo, scrive LifeSite. Nel pubblicare il rapporto finale, i cardinali Hollerich e Grech hanno affermato che, sebbene l’evento sia terminato, il Sinodo continuerà poiché il processo «include la fase di implementazione».

 

Con i gruppi di studio del Sinodo che dovrebbero riferire a giugno 2025, resta da vedere in che modo il Sinodo implementerà un rapido cambiamento. Tuttavia, con l’esempio di Fiducia Supplicans che introduce unilateralmente argomenti discussi dal Sinodo, sebbene li allontana dal Sinodo, una mossa del genere non è da escludere in futuro. Come noto, lo Zen è stato tra i più agguerriti nemici del documento sulle omo-benedizioni lanciato dal tandem Bergoglio-Fernandez.

 

Lo Zeno durante il Sinodo aveva criticato la lobby LGBT che ha descritto come «attivamente impegnata a promuovere i propri piani fuori dalla sala dell’assemblea mentre questa è in sessione», come testimoniato dai recenti eventi ospitati da Padre James Martin e dal New Ways Ministry.

 

«Ciò che preoccupa è che perfino quei cosiddetti “nuovi ministri pastorali” che sostengono il cambiamento di genere sono stati accolti calorosamente dal Papa negli ultimi giorni», ha continuato Zen, facendo riferimento diretto all’udienza papale del New Ways Ministry dello scorso fine settimana.

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Come riportato da Renovatio 21, monsignor Zen aveva dichiarato che il Sinodo mira a «rovesciare» la gerarchia della Chiesa per creare un «sistema democratico».

 

Lo Zen è al centro anche della questione sino-vaticana, con lo scellerato accordo tra Pechino e il Sacro Palazzo rinnovato poco fa. Il cardinale come noto sta subendo arresti e processi ad Hong Kong, mentre il Vaticano bergogliano si piega al Partito Comunista Cinese.

 

In una conferenza stampa aerea, di ritorno da Budapest, Bergoglio aveva di fatto mollato il cardinale Zen, ex arcivescovo di Hong Kong che ha passato la vita a combattere le persecuzioni della Cina comunista e a difendere quei cattolici cinesi «sotterranei» che da quando è in corso l’accordo sino-vaticano, hanno il tremendo timore di essere stati abbandonati dal Vaticano.

 

Zen è sotto processo nella nuova Hong Kong telecomandata da Pechino: l’assenza di mosse del Vaticano per difenderlo ha spinto persino il Parlamento Europeo (!) a chiedere alla Santa Sede di fare qualcosa.

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Immagine di Mike Chan via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

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Leone suggerisce che i cattolici abbiano partecipato alla messa antica in modo meno «consapevole»

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Papa Leone XIV ha suggerito che chi partecipava alla Messa tradizionale in latino prima dei cambiamenti liturgici successivi al Concilio Vaticano II lo facesse «ome estranei o muti spettatori». Lo riporta LifeSite.   In un’udienza generale di mercoledì mattina, Leone XIV ha chiuso un ciclo di catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, illustrando le presunte ragioni della cosiddetta «riforma» liturgica.   «La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici», ha detto il romano pontefice leggendo un riassunto della catechesi.

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«Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico» ha puntualizzato il papa chicagoano.   «La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» ha aggiunto Leone XIV citando la costituzione Sacrosanctum Concilium, come se i fedeli non partecipassero già pienamente alla Messa prima della promulgazione del Novus Ordo Missae.   Secondo la millenaria tradizione cattolica, la SantaMessa è ordinata innanzitutto a Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.   All’inizio di quest’anno Papa Leone XIV ha annunciato un ciclo di catechesi dedicato allo studio «approfondito» del Concilio Vaticano II, che pare essere l’unico dogma rimasto alla Chiesa conciliare.   «Quell’unità che essi rivendicano è un simulacro, una finzione, una grottesca impostura dietro cui si nasconde l’indifferentismo del pantheon sinodale, nel quale trovano posto tanto i conservatori di Summorum Pontificum quanto i progressisti LGBTQ+ di James Martin, la Madonna di Fatima e la Pachamama, il Vetus e il Novus Ordo» aveva scritto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. «Unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i “tradizionalisti radicali” non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».   «Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri» ha scritto lo scorso gennaio il prelato lombardo in un testo in cui canzonava il mito del Concilio «sicuro ed efficace» parlando un un Sacro Palazzo che prescrive «sinodalità e vigile attesa».  

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 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)  
 
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Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede

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Il nuovo ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede ha preso parte alle manifestazioni del «Vienna Pride» e ha sostenuto per anni le cause LGBT prima di essere ricevuto ufficialmente da Papa Leone XIV giovedì. Lo riporta LifeSiteNews.

 

Il 27 agosto Caroline Vermeulen ha presentato le credenziali a papa Leone XIV nel Palazzo Apostolico in Vaticano, avviando formalmente il suo incarico di ambasciatrice del Belgio presso la Santa Sede. Prima della nomina aveva partecipato alle marce del «Vienna Pride», promosso iniziative a favore della comunità LGBT, organizzato una proiezione del film Girl, incentrato sulla transessualità, in occasione del «Mese del Pride», e aderito a International Gender Champions, rete che promuove politiche di genere contemporanee.

 

«La diversità, inclusa la diversità di genere, in un ambiente professionale migliora la qualità e i risultati del lavoro di squadra. Dare potere alle donne attraverso il mentoring professionale è un passo fondamentale verso la parità di genere. Quando investiamo nella crescita delle donne e ci opponiamo con fermezza ai pregiudizi di genere, costruiamo un futuro in cui ogni donna è in grado di prosperare e raggiungere il suo pieno potenziale», si legge nel suo profilo sul sito ufficiale di International Gender Champions, rete che riunisce missioni diplomatiche, organizzazioni internazionali e altre istituzioni impegnate a promuovere la parità di genere.

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Nei quattro anni a Vienna, dal 2022 al 2026, la Vermeulen ha partecipato, come membro del contingente di Diplomatici per l’uguaglianza e ambasciatrice del Belgio, alle marce del «Pride» LGBT della città, il 17 giugno 2023, «per i diritti della comunità LGBTIQ+», e il 14 giugno 2026. Il gruppo diplomatico riuniva diversi rappresentanti accreditati in Austria a sostegno di cause legate alla comunità LGBT.

 

Il suo impegno non si è limitato alle marce annuali. Il 17 maggio 2026, mentre era ambasciatrice del Belgio a Vienna, la rappresentanza diplomatica belga ha aderito a una dichiarazione di Diplomats for Equality Vienna in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La dichiarazione affermava «l’uguaglianza e la dignità delle persone LGBTI».

 

Il 21 giugno 2024 la Vermeulen e Carl Hallergård, allora ambasciatore dell’Unione europea presso le organizzazioni internazionali a Vienna, hanno promosso la proiezione del film belga Girl durante il cosiddetto «Mese dell’Orgoglio». Diretto da Lukas Dhont, il film del 2018 racconta la storia di un ragazzo di 15 anni che si identifica come femmina e aspira a diventare un ballerino di danza classica. L’evento fu organizzato insieme all’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e al festival cinematografico internazionale sui diritti umani «This Human World».

 

La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato le informazioni biografiche della Vermeulena e confermato l’udienza con Papa Leone XIV, senza rivelare i dettagli del colloquio. Non compare alcun riferimento alle sue posizioni in materia di parità di genere né al sostegno sistematico alla causa LGBT.

 

Il quotidiano francese Tribune Chrétienne ha osservato che il Belgio è stato il secondo Paese europeo ad adottare una legislazione sull’eutanasia e sull’affermazione dell’identità di genere, entrambe in contrasto con la dottrina cattolica.

 

Nel 2002 il Belgio ha legalizzato l’eutanasia e nel 2014 ha rimosso il limite di età esplicito per l’eutanasia dei bambini in determinate condizioni. La legge belga consente inoltre la modifica del sesso ufficialmente registrato di una persona attraverso una procedura basata principalmente sull’autodichiarazione, senza alcun requisito medico.

 

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Immagine di IAEA Imagebank via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0

 

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La costituzione della Chiesa viene da Cristo, non da un’opinione

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Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in più parti. Questa decima parte ricorda che la struttura gerarchica della Chiesa è stata istituita da Gesù Cristo stesso: il Papa ne è il Pastore supremo e i vescovi esercitano il loro potere di governo sotto la sua autorità. La Chiesa non può, pertanto, essere trasformata in una struttura parlamentare o democratica soggetta alle opinioni del momento o alle aspettative del mondo.  

IX. Il Romano Pontefice, l’episcopato e la costituzione gerarchica della Chiesa

73. Riconosco nel Romano Pontefice il successore di San Pietro, Vicario di Gesù Cristo, Pastore supremo e universale, capo visibile di tutta la Chiesa, che possiede, per divina istituzione, una vera e propria suprema, plenaria, immediata e universale giurisdizione su tutti i pastori e su tutti i fedeli battezzati nella Chiesa.   74. Credo che tale autorità non gli venga conferita da una delega della comunità, ma direttamente da Cristo stesso, che ha istituito questo ufficio per la salvaguardia della dottrina della fede, la santificazione delle anime e il governo della Chiesa.   75. Riconosco che, in virtù di questo potere intrinseco e autentico, pastori e fedeli gli devono rispetto e obbedienza filiale in tutte le questioni inerenti al legittimo esercizio del suo ufficio. Così, salvaguardata l’unità di comunione con il Romano Pontefice e l’unità di professione della stessa fede, la Chiesa di Cristo costituisce un solo gregge sotto un solo pastore supremo.   76. Riconosco inoltre che i vescovi sono i successori degli Apostoli, il che li rende veri pastori per diritto divino, possedendo nella Chiesa, per volontà di Cristo, una giurisdizione particolare e subordinata, che ricevono direttamente dal Romano Pontefice. Uniti a quest’ultimo nella sottomissione alla sua suprema autorità, esercitano legittimamente la propria autorità nelle rispettive diocesi, come stabilito dallo Spirito Santo nell’ordine gerarchico voluto da Cristo.

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77. Riconosco inoltre che il corpo dei vescovi, unito al suo capo il Romano Pontefice e mai senza questo capo, può essere soggetto straordinario e non permanente di un potere plenario e supremo sulla Chiesa universale, ma che ciò avviene solo per atto di un concilio ecumenico, su iniziativa e ordine dell’unico Sommo Pontefice, e nei limiti della sua esclusiva volontà.   78. Respinggo pertanto le concezioni collegiali che vorrebbero rendere il collegio episcopale un’entità giuridica permanente all’interno della Chiesa, o un secondo soggetto del potere supremo, distinto dal successore di Pietro. La costituzione monarchica della Chiesa è divinamente voluta e immutabile, e tale rimarrà fino alla fine dei tempi, poiché nessuno può ridefinire la funzione che Cristo stesso ha conferito a Pietro nella sua Chiesa.   79. Allo stesso modo, respingo gli approcci sinodali che tendono a trasformare la Chiesa gerarchica in una struttura consultiva, parlamentare o democratica, soggetta alle mutevoli opinioni del popolo cristiano o alle pressioni del mondo. La coscienza collettiva dei fedeli, le indagini pastorali, le sensibilità culturali e le aspettative del mondo non sono fonti di Rivelazione. Il legittimo ascolto delle anime non può mai trasformarsi in un continuo adattamento della vita della Chiesa, della sua dottrina e della sua costituzione divina allo spirito del mondo, con il pretesto di interpretare il «sensus fidei» del popolo di Dio.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine: Cristo Pantocratore, duomo centrale, monastero di Gracanica. Immagine di BLAGO Fund, Inc. via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International   
 
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