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Cardinale Zen: papa Francesco usa i sinodi nel tentativo di «cambiare le dottrine della Chiesa»

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Il cardinale Joseph Zen ha rinnovato la sua critica al Sinodo sulla sinodalità, affermando che Papa Francesco usa i sinodi nel tentativo di «cambiare le dottrine o le discipline della Chiesa». Lo riporta LifeSite.

 

In un recente articolo pubblicato in più lingue, il cardinale emerito di Hong Kong Zen ha nuovamente espresso una stridente critica al Sinodo sulla sinodalità appena concluso. In compagnia di numerosi prelati vocali, Zen è stato un critico costante del Sinodo, che si è svolto dall’autunno del 2021 al 27 ottobre 2024.

 

«Definire questo Sinodo sulla sinodalità un Sinodo dei vescovi è un termine improprio», ha scritto Zen, ribadendo un punto che lui e molti altri hanno sollevato negli ultimi anni. Grazie all’intervento diretto di Papa Francesco, il Sinodo ha comportato la novità di avere uomini e donne laici come elettori, trasformandolo così dall’espressione originale di «Sinodo dei vescovi», come delineato da Papa Paolo VI.

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Zen ha osservato che un papa può «convocare qualsiasi forma di riunione consultiva», ma con questo stile di riunione non poteva affermare che rimanesse un sinodo dei vescovi. «Ha usato il nome “sinodo”», scrive lo Zen, «per sostituire il “Sinodo dei vescovi” con un tipo ibrido di riunione».

 

Il pontificato di Francesco è stato caratterizzato da una serie di sinodi, molti dei quali sono stati controversi: il Sinodo sulla famiglia, il Sinodo sull’Amazzonia, il Sinodo sulla sinodalità. Zen ha attestato che tali eventi fanno parte di un piano per rivedere gli insegnamenti della Chiesa:

 

«Dai “Sinodi” tenuti sotto Papa Francesco, possiamo vedere che egli desidera cambiare ogni volta le dottrine o le discipline della Chiesa piuttosto che discutere su come salvaguardarle».

 

Il cardinale di Hong Kong ha fatto riferimento ad alcuni dei precedenti sinodi di Francesco, sottolineando come essi siano la prova dell’affermazione secondo cui Francesco usa gli incontri per cambiare l’insegnamento ecclesiale:

 

«Ha utilizzato il Sinodo sulla famiglia (2004-2005) per cercare di far ricevere la Santa Comunione ai cattolici divorziati e risposati. Voleva utilizzare il Sinodo dell’Amazzonia per introdurre l’ordinazione di laici sposati altamente rispettati (viri probati) come sacerdoti. E per il Sinodo questa volta, dalle due figure principali che ha nominato e dai documenti emessi dal segretariato, possiamo vedere che ha alcuni obiettivi più ampi: cambiare il sistema gerarchico della Chiesa (sostituirlo con un gruppo democratico di battezzati); istituire diaconi donne (aprendo la strada alle donne sacerdote); abolire il celibato sacerdotale; e cambiare la dottrina tradizionale sull’etica “sessuale” (iniziando con le benedizioni alle coppie omosessuali)».

 

La seconda sessione del Sinodo sulla sinodalità è stata criticata dagli attivisti dell’ordinazione femminile per non aver ufficialmente incluso l’argomento nella discussione. È stato – insieme a una serie di altre questioni più controverse – spostato a 10 diversi gruppi di studio nati dall’incontro del Sinodo del 2023. Per questo, il Sinodo è stato criticato dai liberali per non aver ottenuto nulla.

 

Alludendo a questo e ad altri fallimenti del Sinodo nel conquistare il sostegno pubblico tra i cattolici per i suoi sforzi, Zen ha scritto che «il loro programma è fallito».

 

I gruppi di studio del Sinodo hanno contribuito a prolungare le questioni spinose del Sinodo, ha scritto Zen, senza però arrivare a soddisfare «i radicali».

 

I membri del Sinodo hanno ripetutamente sottolineato la necessità di allontanarsi da uno stile di leadership della Chiesa «pirimidale» verso uno «sinodale», postulando che il futuro della Chiesa sia intrinsecamente legato all’essere sinodale. Durante il Sinodo si è svolto anche un ampio dibattito sulla proposta di conferire autorità dottrinale alle conferenze episcopali. Sono state inoltre avanzate richieste affinché i concili a vari livelli della chiesa nazionale fossero resi obbligatori, rafforzando così uno stile “sinodale” di esercizio devoluto dell’autorità.

 

Considerando tutto ciò e le questioni aperte del documento finale del Sinodo, Zen ha messo in guardia dal pericolo che la Chiesa cattolica possa diventare simile allo stile protestante:

 

«Ciò non significa che la Chiesa cattolica diventa la stessa Chiesa anglicana? Non saremo più l’unica Chiesa cattolica e apostolica? Né la Chiesa santa, perché non ci sono più insegnamenti etici affidabili che conducano i fedeli a distinguere il bene dal male».

 

«Il futuro resta molto incerto», ha affermato, basandosi sulla valutazione del documento finale.

 

Uno dei principali problemi evidenziati da Zen sul Sinodo sulla sinodalità è che, sebbene sia terminato, non ha di fatto smesso di funzionare. Francesco ha anche preso la decisione importante di accettare il documento del Sinodo e di farlo suo, senza scrivere lui stesso un’esortazione apostolica.

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Ma Zen ha messo in dubbio questa affermazione, sollevando una serie di preoccupazioni che ha sul Sinodo – essendo un mix di vescovi e laici – e su chi sia precisamente responsabile dei suoi contenuti:

 

«Qual è il valore di questa conclusione sinodale? Chi ha scritto la bozza di questo documento? È un gruppo eletto dall’assemblea plenaria del Sinodo che può davvero rappresentarli? I membri dell’assemblea plenaria avranno tempo sufficiente per studiare questo documento? Chi gestisce gli “emendamenti” proposti dai membri dell’assemblea plenaria? Ogni emendamento è stato discusso e votato da tutti i membri? Lo studio del documento e la discussione degli “emendamenti” sono operazioni complicate. Un documento così lungo non può essere seriamente realizzato in fretta. Chiedo ancora: come può il Papa essere pienamente responsabile di un documento finale del genere?»

 

Secondo la segreteria del Sinodo, i cardinali Jean-Calude Holleirhc e Mario Grech hanno supervisionato la commissione che aveva la responsabilità di compilare il rapporto. Tuttavia, la segreteria si è sforzata di dire che la commissione di redazione stava semplicemente compilando i vari piccoli resoconti dei membri del Sinodo e non stava scrivendo alcun nuovo contenuto.

 

Successivamente, nell’ultima settimana, sono stati apportati degli emendamenti, tra cui l’inserimento della domanda aperta sui diaconi donne, e il testo è stato approvato passaggio per passaggio con votazione comune.

 

Zen ha ipotizzato che Bergoglio stesso fosse in ultima analisi responsabile del contenuto del rapporto finale del Sinodo, minimizzando l’argomentazione secondo cui si trattasse di una «teoria del complotto».

 

«Tutti sanno che il Papa crede nel “processo” (il tempo è più grande dello spazio)», scrive il cardinale di Hongo Kongo. «Ciò che non è stato possibile realizzare in questa assemblea, può essere realizzato nel processo che inizia ora. Il Sinodo è finito, ma la Chiesa sinodale inizia ora! Dobbiamo viverci dentro!»

 

Le riflessioni finali di Zen sono in effetti supportate dagli stessi organizzatori del Sinodo, scrive LifeSite. Nel pubblicare il rapporto finale, i cardinali Hollerich e Grech hanno affermato che, sebbene l’evento sia terminato, il Sinodo continuerà poiché il processo «include la fase di implementazione».

 

Con i gruppi di studio del Sinodo che dovrebbero riferire a giugno 2025, resta da vedere in che modo il Sinodo implementerà un rapido cambiamento. Tuttavia, con l’esempio di Fiducia Supplicans che introduce unilateralmente argomenti discussi dal Sinodo, sebbene li allontana dal Sinodo, una mossa del genere non è da escludere in futuro. Come noto, lo Zen è stato tra i più agguerriti nemici del documento sulle omo-benedizioni lanciato dal tandem Bergoglio-Fernandez.

 

Lo Zeno durante il Sinodo aveva criticato la lobby LGBT che ha descritto come «attivamente impegnata a promuovere i propri piani fuori dalla sala dell’assemblea mentre questa è in sessione», come testimoniato dai recenti eventi ospitati da Padre James Martin e dal New Ways Ministry.

 

«Ciò che preoccupa è che perfino quei cosiddetti “nuovi ministri pastorali” che sostengono il cambiamento di genere sono stati accolti calorosamente dal Papa negli ultimi giorni», ha continuato Zen, facendo riferimento diretto all’udienza papale del New Ways Ministry dello scorso fine settimana.

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Come riportato da Renovatio 21, monsignor Zen aveva dichiarato che il Sinodo mira a «rovesciare» la gerarchia della Chiesa per creare un «sistema democratico».

 

Lo Zen è al centro anche della questione sino-vaticana, con lo scellerato accordo tra Pechino e il Sacro Palazzo rinnovato poco fa. Il cardinale come noto sta subendo arresti e processi ad Hong Kong, mentre il Vaticano bergogliano si piega al Partito Comunista Cinese.

 

In una conferenza stampa aerea, di ritorno da Budapest, Bergoglio aveva di fatto mollato il cardinale Zen, ex arcivescovo di Hong Kong che ha passato la vita a combattere le persecuzioni della Cina comunista e a difendere quei cattolici cinesi «sotterranei» che da quando è in corso l’accordo sino-vaticano, hanno il tremendo timore di essere stati abbandonati dal Vaticano.

 

Zen è sotto processo nella nuova Hong Kong telecomandata da Pechino: l’assenza di mosse del Vaticano per difenderlo ha spinto persino il Parlamento Europeo (!) a chiedere alla Santa Sede di fare qualcosa.

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Immagine di Mike Chan via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

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Stati Uniti: alcuni vescovi si pentono della preghiera con Donald Trump

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La diffusione di un video che mostra dodici vescovi cattolici in preghiera attorno al presidente statunitense, il 22 ottobre 2026, ha scatenato una polemica a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato. Diversi prelati denunciano una strumentalizzazione politica del loro incontro alla Casa Bianca.   Donald Trump, seduto dietro la sua scrivania, circondato da vescovi cattolici, alcuni dei quali posano la mano su di lui: le immagini diffuse il 22 ottobre dalla Casa Bianca hanno rapidamente fatto il giro dei social network. La preghiera è guidata da mons. James Golka, arcivescovo di Denver, che chiede la benedizione divina sul presidente e sugli Stati Uniti.   La scena avviene a dodici giorni dalle elezioni legislative del 3 novembre. Pubblicato da Margo Martin, consigliera per la comunicazione del presidente, poi rilanciato dall’account della campagna di Donald Trump, il video provoca subito reazioni. Diversi vescovi presenti denunciano un uso politico della loro preghiera.   Eppure intendevano approfittare della loro trasferta a Washington per affrontare con l’amministrazione americana diversi dossier: la politica migratoria, i visti dei sacerdoti e dei religiosi stranieri, la libertà religiosa, la difesa della vita e l’educazione.   Secondo mons. Jeffrey Grob, arcivescovo di Milwaukee, i prelati si sono dapprima confrontati per circa novanta minuti con dei consiglieri della Casa Bianca, prima di essere condotti nello Studio Ovale. Donald Trump li ha accolti, ha consegnato loro dei ricordi, poi li ha invitati a pregare attorno a lui. L’incontro sarebbe stato preparato con il concorso di Mario Enzler, collaboratore della Heritage Foundation, influente think tank conservatore associato al Project 2025.   La fondazione contesta tuttavia di averne curato l’organizzazione. Quanto alla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB), ha precisato di non aver né organizzato né patrocinato questa riunione.

Delle scuse pubbliche

Il 25 ottobre, mons. Jeffrey Grob pubblica una lettera intitolata A Public Apology («Scuse pubbliche»). L’arcivescovo di Milwaukee afferma che i vescovi non avevano autorizzato la diffusione delle fotografie e ignoravano che un video fosse in corso di registrazione. Si dice profondamente rattristato che una preghiera rivolta a Dio sia stata utilizzata in questo modo. «L’incontro non costituiva in alcun modo un sostegno al presidente, alla sua politica o al suo partito», insiste.   Mons. Grob riconosce di aver esitato prima di accettare l’invito. «Avrei desiderato aver ascoltato le mie reticenze», scrive, dopo aver ricevuto numerosi messaggi di fedeli turbati dalla sua partecipazione. Alcuni gli hanno in particolare manifestato la loro sofferenza di fronte alle misure adottate dall’amministrazione Trump. L’arcivescovo chiede perdono per il danno che la sua presenza può aver causato.   Mons. William Joensen, vescovo di Des Moines, ha anch’egli espresso il proprio rammarico, riconoscendo di aver peccato di ingenuità di fronte al rischio di una strumentalizzazione partitica dell’incontro.

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L’arcivescovo di Denver difende il suo gesto

Mons. James Golka, che ha guidato la preghiera, tiene un discorso diverso. In un’intervista concessa a Denver Catholic, il giornale della sua arcidiocesi, riconosce che la diffusione delle immagini a pochi giorni dal voto poteva dare l’impressione di un sostegno elettorale. Ma assicura che tale non è mai stata la sua intenzione. «Facevo ciò che fa un sacerdote cattolico», risponde a coloro che gli rimproverano la sua partecipazione.   L’arcivescovo spiega che avrebbe tenuto esattamente le stesse parole davanti a un presidente democratico. «Preghiamo per le persone. Benediciamo coloro che hanno bisogno di una benedizione. E tutti abbiamo bisogno di essere benedetti, assolutamente ciascuno di noi».   Mons. Golka ricorda inoltre che la Chiesa non sostiene alcun candidato né alcun partito politico. Ritiene tuttavia indispensabile che i vescovi possano dialogare con le autorità su questioni come la difesa dei bambini non ancora nati, la situazione delle famiglie immigrate e quella dei più poveri.   Mons. Scott Bullock, vescovo di Rapid City, anch’egli presente alla Casa Bianca, ha a sua volta difeso l’incontro, respingendo ogni intento elettorale. Strumentalizzazione elettorale o legittima preghiera per il capo dello Stato? Se due vescovi deplorano l’uso politico delle immagini, altri mantengono la fondatezza della loro iniziativa, ricordando l’esortazione di san Paolo a pregare «per i re e per tutti coloro che sono elevati in dignità» (1 Tm 2, 2).

Un’inquietante analogia

Tuttavia, quel che più colpisce, e che senz’altro ferisce il sentire cattolico ancor più dell’ingenuità di fronte alla strumentalizzazione politica, è l’ennesima occasione di confusione dottrinale favorita da alcuni successori degli Apostoli. È stato snaturato l’autentico significato della preghiera, che va a sovrapporsi in modo inquietante a quella di matrice protestante, con evidenti elementi di sincretismo: non passa inosservata infatti la presenza, in mezzo ai vescovi cattolici – ma tra tutti la più vicina al presidente – di Paula White-Cain la consulente evangelica dell’«Ufficio per la Fede» della Casa Bianca.   Insomma, ormai fa più scandalo che un vescovo preghi per un uomo politico, piuttosto che un vescovo preghi insieme agli eretici, uniformandosi (almeno esteriormente) ad una concezione della preghiera che niente ha a che fare col cattolicesimo.     Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Assisi 2026: Leone XIV rivendica l’eredità di Giovanni Paolo II

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L’incontro interreligioso svoltosi ad Assisi dal 25 al 27 ottobre 2026 si è concluso con un nuovo appello comune alla pace. Ma che valore ha una pace senza Gesù Cristo, il Principe della pace?

 

La città di Assisi ha accolto di nuovo un raduno interreligioso, quarant’anni dopo quello convocato da Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986. Dal 25 al 27 ottobre 2026, la Comunità di Sant’Egidio vi ha riunito più di 380 responsabili religiosi, tra i quali rappresentanti cattolici, ortodossi e protestanti, ma anche dell’ebraismo, dell’islam, dell’induismo, del buddismo, dello scintoismo, del sikhismo, del taoismo e dello zoroastrismo.

 

Posta sotto il tema «Pace disarmata e disarmante», la manifestazione si è aperta domenica 25 ottobre a Bastia Umbra, vicino ad Assisi. È proseguita con due giornate di conferenze dedicate in particolare ai conflitti armati, al disarmo, alle migrazioni, alla crisi ambientale e al dialogo tra le religioni. Ma è soprattutto la giornata di martedì 27 ottobre, che segnava il quarantesimo anniversario dell’incontro convocato da Giovanni Paolo II, a dare all’evento il suo carattere più scandaloso.

 

Preghiere separate, poi una processione comune

Alle 15.30, i rappresentanti delle diverse religioni sono stati invitati a pregare per la pace, ciascuno secondo le proprie credenze e i propri riti.

 

Nella basilica inferiore di San Francesco, dei cattolici hanno pregato accanto a rappresentanti delle Chiese ortodosse e delle comunità protestanti. Il patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli e il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, vi hanno pronunciato delle meditazioni.

 

Il patriarca ortodosso ha evocato le sofferenze provocate dai conflitti attuali e ha invitato i credenti a diventare artigiani di pace. Il cardinale Zuppi, da parte sua, ha presentato l’incontro e il dialogo come i mezzi per superare le divisioni e i conflitti.

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Nel frattempo, i rappresentanti delle religioni non cristiane compivano le proprie preghiere in diversi luoghi situati attorno al Sacro Convento, il convento francescano attiguo alla basilica. Ebrei, musulmani, indù, buddisti e rappresentanti di altri culti si sono così rivolti alle loro divinità o hanno praticato i rispettivi riti.

 

Dopo queste cerimonie distinte, i responsabili religiosi si sono ritrovati fianco a fianco e hanno raggiunto in processione la piazza inferiore della basilica di San Francesco. È là che si è svolta la cerimonia interreligiosa di chiusura, davanti ai rappresentanti delle diverse religioni riuniti su uno stesso palco.

 

Mons. Felice Accrocca, vescovo di Assisi, ha preso la parola, seguito in particolare da Touch Sarith, presidente di un’associazione buddista cambogiana, e da Koko Kondo, sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima. Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha poi ricordato l’eredità di Giovanni Paolo II e gli incontri interreligiosi organizzati dal 1986. A suo dire, lo “spirito di Assisi” ha permesso di mantenere il dialogo tra le religioni nonostante le guerre e le tensioni internazionali.

 

Leone XIV rivendica i frutti di quarant’anni di dialogo interreligioso

Leone XIV avrebbe dovuto inizialmente partecipare a questa giornata, ma il suo viaggio è stato annullato su raccomandazione medica, dopo un intervento di chirurgia toracica. Il papa ha tuttavia voluto associarsi alla manifestazione con un messaggio video trasmesso durante la cerimonia finale.

 

Ha dapprima espresso il rammarico di non poter essere presso la tomba di san Francesco, poi ha ringraziato il Dicastero per il dialogo interreligioso e la Comunità di Sant’Egidio per aver proseguito la via aperta dai suoi predecessori. Il papa ha espressamente rivendicato l’eredità dell’incontro del 1986. Ricordando che Giovanni Paolo II aveva invitato a continuare a vivere lo «spirito di Assisi», ha citato Francesco, secondo il quale quella prima giornata non doveva restare un evento isolato. Leone XIV ha salutato il cammino percorso in quarant’anni, affermando che ha portato molti frutti.

 

Ha poi evocato a lungo l’evoluzione della situazione internazionale dalla guerra fredda. Dopo il 1989, ha spiegato, molti avevano sperato che la globalizzazione avrebbe portato una pace duratura. Citando la sua enciclica Magnifica humanitas, ha ricordato l’eccessiva fiducia accordata ai mercati per garantire il benessere, la democrazia e la stabilità. Secondo il papa, questa globalizzazione non ha automaticamente prodotto l’unità e la pace, ma ha anche suscitato reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionaliste.

 

Ha denunciato un’inquietante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale e ha ricordato gli avvertimenti del Catechismo della Chiesa cattolica sull’accumulo degli armamenti considerato come mezzo di dissuasione. È in questo contesto che ha chiesto di far crescere lo “spirito di Assisi”, che presenta come il rifiuto di giustificare religiosamente la guerra, associato alla mediazione, al dialogo e all’azione in favore della pace.

 

Per Leone XIV, la pace deve tornare a essere l’ideale comune dei popoli e guidare le loro decisioni. «Dobbiamo ricostruire ovunque la pace, e non preparare altre guerre», ha dichiarato, prima di affermare: «La guerra non può mai essere fatta in nome di Dio! Per noi credenti, combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la religione stessa. Non esiste alcuna guerra santa: solo la pace è santa!»

La preghiera delle religioni presentata come via verso la pace

Leone XIV ha poi giustificato il percorso religioso avviato ad Assisi. «Il cammino iniziato ad Assisi nella ricerca comune della pace è innanzitutto quello della preghiera», ha spiegato. Ha proseguito affermando che la preghiera poteva sembrare debole davanti alle potenze del mondo, ma costituiva la forza umile dei credenti. Ha chiesto che Dio tocchi il cuore di coloro che vogliono la guerra e il terrorismo, ricordando che non si prega mai invano.

 

Il papa ha inoltre presentato la preghiera come una scuola di dialogo con Dio, con gli uomini e con tutte le creature, evocando san Francesco d’Assisi, di cui quest’anno si celebra l’ottavo centenario della morte.

 

Infine, ha chiesto ai responsabili religiosi di sviluppare il dialogo tra i loro fedeli e nella società, affinché il linguaggio dell’arroganza sia sostituito da quello della pace, del negoziato e della comprensione. Il suo intervento si è concluso con un’invocazione per la pace in tutti i paesi del mondo e con la beatitudine evangelica: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5, 9).

 

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«Le religioni offrono ciò che hanno ricevuto da Dio»

Alle 17, i partecipanti hanno proclamato l’Appello di pace 2026, documento finale dell’incontro. Il testo si apre a nome di «donne e uomini di religioni diverse» riuniti ad Assisi. Ripercorre i quarant’anni trascorsi dal 1986, affermando che i partecipanti hanno pregato e lavorato per un mondo senza guerre e che hanno fatto l’esperienza della forza storica della preghiera.

 

L’appello chiede la fine dei conflitti armati, la riduzione delle spese militari e una de-escalation di fronte al rischio nucleare. Chiede che le risorse destinate agli armamenti siano impiegate per l’alimentazione, l’istruzione, il lavoro e le cure.

 

Ma al di là di queste rivendicazioni, il documento formula un’affermazione religiosa rivelatrice dello spirito dell’incontro: «Le religioni offrono ciò che hanno ricevuto da Dio: l’amore, la saggezza, il valore della vita, la conoscenza delle debolezze umane, il perdono».

 

Così, delle religioni che negano la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, rifiutano la Santissima Trinità o professano credenze incompatibili con la Rivelazione cattolica sono presentate collettivamente come detentrici di doni ricevuti da Dio. Il testo chiede inoltre che ogni luogo di culto e di preghiera diventi una casa di pace e di solidarietà umana. Dopo la sua proclamazione, l’appello è stato consegnato a un gruppo di bambini. I responsabili religiosi hanno poi acceso dei candelabri disposti davanti alla basilica, gesto simbolico che ha segnato la fine dell’incontro.

 

Quale messaggio rivolge una simile manifestazione al mondo? Che tutte le religioni sarebbero ugualmente capaci di rivolgersi a Dio e di ottenere i suoi favori.

 

E se possono tutte condurre gli uomini a Dio, perché bisognerebbe ancora appartenere alla Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo?

 

Ponendo pubblicamente la religione cattolica sullo stesso piano delle religioni fondate dagli uomini, il Vicario di Cristo lascia intendere che queste potrebbero condurre le anime in Cielo.

 

Ciò costituisce una grave offesa a Dio, così come si è rivelato all’umanità e così come la Chiesa ha ricevuto la missione di farlo conoscere, oltre a mantenere una confusione carica di conseguenze per le anime.

 

Quando colui che ha ricevuto la missione di confermare i suoi fratelli nella fede sembra mettere la verità e l’errore sullo stesso piano, come possono ancora gli uomini riconoscere dove si trovi la via della salvezza?

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Cardinale afferma che la Chiesa «non è qui per convertire»

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L’arcivescovo di Algeri, il cardinale Jean-Paul Vesco, ha affermato che la Chiesa cattolica «non è una Chiesa proselitistica, non è una Chiesa che è lì per convertire», e che dovrebbe invece cercare di trovare il suo posto all’interno della società algerina. Lo riporta LifeSite.   In una recente intervista al sito di notizie cattoliche belga CathoBel, segnalata da AdVaticanum, Vesco ha affermato: «Siamo la Chiesa di questo popolo. Non una Chiesa proselitistica, non una Chiesa che è lì per convertire, ma una Chiesa che aspira a essere una componente di questo popolo». Ha inoltre affermato che «nelle religioni monoteiste, il proselitismo è veleno, perché implica considerare falsa la religione dell’altro». «Ci consideriamo una fortezza assediata? O scegliamo la fraternità?», ha chiesto Vesco. «Per me, è l’unica opzione che valga la pena».   Secondo quanto riportato da AdVaticanum, Vesco ha affermato che i cristiani non dovrebbero cercare di ripristinare un antico ordine politico cristiano come risposta ai cambiamenti demografici e culturali contemporanei. «I cristiani hanno un’altra carta da giocare, oltre a ristabilire un regime della cristianità».   L’arcivescovo di Algeri ha anche affermato che la sinodalità ha cambiato in modo permanente il funzionamento della Chiesa e ha «seppellito ogni possibilità» di un futuro Concilio Vaticano III composto esclusivamente da vescovi. I commentatori cattolici si sono scatenati in rete, parlando di tradimento del Vangelo. In particolare, è completamente negato da parole del genere quanto contenuto nel Vangelo secondo Matteo 28, 16-20: «Quanto agli undici discepoli, andarono in Galilea, sul monte indicato loro da Gesù. Vedendolo, l’adorarono; ma qualcuno dubitava. avvicinandosi parlò loro così: “Ogni potere è stato dato a me in cielo e in terra. Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quanto v’ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”».   Il comandamento è ripetuto anche in Atti 1, 8: «ma voi riceverete forza di Spirito Santo, quando verrà su di voi; e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e la Samaria, e fino alle estremità della terra».   Anche nel Vangelo secondo Marco (16, 15) sta scritto: «Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate l’Evangelo ad ogni creatura».   La Chiesa conciliare sembra aver abdicato quindi, oltre cheall’evangelizzazione, anche al Vangelo stesso. Epperò, è evidente che si tratta di un fenomeno chiaro: togli il Vangelo, togli l’evangelizzazione. Togli la Messa, togli il Vangelo. Togli Dio, togli la Messa. Togli Dio, togli tutto – essere umano compreso.  

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Immagine di Meeting Rimini via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0
   
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