Terrorismo
Candidato presidente dell’Ecuador ammazzato durante comizio elettorale
Fernando Villavicencio, candidato presidenziale alle elezioni di agosto in Ecuador, è stato ucciso mercoledì scorso, pochi istanti dopo aver lasciato una manifestazione elettorale a Quito. Aveva 59 anni.
Villavicencio, già giornalista, era stato esplicito sostenitore del legame tra criminalità organizzata e funzionari governativi. Era tra i candidati più accesi sulla questione della criminalità e della corruzione dello Stato. Il giorno prima della sua morte, Villavicencio aveva presentato una denuncia al ministero della Giustizia su un’attività petrolifera di cui non si conosce il nome.
La sparatoria mortale sarebbe avvenuta intorno alle 18:20 ora locale, a soli 50 metri dall’ingresso della sede del raduno nella capitale ecuadoriana. Testimoni oculari hanno detto che si sono sentiti tre colpi prima che Villavicencio cadesse a terra.
Gli articoli dei media locali indicano che diverse persone hanno riportato ferite a causa della sparatoria; tuttavia, non è chiaro quale sia la gravità delle lesioni.
Secondo quanto riferito, gli uomini armati non sono stati arrestati.
Video non verificati dell’assassinio e del panico scaturitone già sono in circolazione
SHOCKING VIDEO: Ecuador presidential candidate Fernando Villavicencio, who was leading in the polls, has just been assassinated two weeks before an election the 59-year-old was expected to win. Journalists were referring to him as "right-wing" candidate!https://t.co/69wFzCK4DK
— Simon Ateba (@simonateba) August 10, 2023
Candidate for President of Ecuador Fernando Villavicencio has just been assassinated. pic.twitter.com/jJ7isKAEfI
— Truthseeker (@Xx17965797N) August 10, 2023
L’assassinio è stato inizialmente confermato dall’amico e consigliere della campagna Carlos Figueroa prima che il presidente ecuadoriano Guillermo Lasso rilasciasse una dichiarazione sull’incidente.
«Indignato e scioccato dall’assassinio del candidato alla presidenza Fernando Villavicencio», scrive Lasso su un post sui social media. «La mia solidarietà e le mie condoglianze alla moglie e alle figlie. Per la sua memoria e per la sua lotta, vi assicuro che questo crimine non rimarrà impunito».
«Il crimine organizzato ha fatto molta strada, ma tutto il peso della legge ricadrà su di loro», ha aggiunto, per dichiarare poi che è stata convocata una riunione di sicurezza per valutare la situazione.
L’ Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha rilasciato una dichiarazione dopo la notizia della sparatoria, invitando tutti i candidati alla presidenza a «rafforzare le loro misure di sicurezza e invitare le autorità a fornire il supporto necessario per garantire l’integrità dei partecipanti al processo elettorale».
«La sicurezza dei candidati è fondamentale per mantenere la fiducia nel sistema democratico e garantire che le voci di tutti i cittadini possano essere ascoltate liberamente e senza paura», scrive il comunicato dell’OSA.
Villavicencio, un tempo membro dell’Assemblea nazionale dell’Ecuador, era uno degli otto candidati alla presidenza registrati per partecipare alle elezioni del 20 agosto. Pur non venendo considerato uno dei migliori contendenti, riusciva a raccogliere, secondo i sondaggi, circa il 7,5% dei voti degli elettori. Il giorno dell’assassinio, il partito di Villaviencio ha anche affermato che diversi uomini armati hanno attaccato i loro uffici nella capitale Quito.
Un recente sondaggio ha rilevato che la principale contendente alle elezioni era Luisa Gonzalez, che ha ottenuto il sostegno dell’ex presidente ecuadoriano Rafael Correa. Gonzalez detiene il 29,3% dei votanti.
Le elezioni anticipate in Ecuador sono state indette a maggio dopo che Lasso ha annunciato che stava sciogliendo l’Assemblea Nazionale come parte di uno sforzo più ampio per evitare un voto di impeachment. Lasso è stato accusato di corruzione e appropriazione indebita.
L’Ecuador, all’estremità occidentale del Sud America, ha assistito a una straordinaria trasformazione tra il 2005 e il 2015 quando milioni di persone sono uscite dalla povertà, cavalcando l’onda di un boom petrolifero i cui profitti sono stati riversati nell’istruzione, nell’assistenza sanitaria e in altri programmi sociali.
Negli ultimi anni, tuttavia, il Paese è stato trasformato da un’industria del narcotraffico sempre più potente, con le mafie della droga straniere che hanno unito le forze con le carceri locali e le bande di strada, scatenando un’ondata di violenza diversa da qualsiasi altra nella storia recente del paese. I tassi di omicidio sono a livelli record.
La situazione odierna vede l’orrore della violenza distribuito apertamente in pubblico per a indurre paura ed esercitare il controllo: ci sono casi continui di autobombe, decapitazioni e bambini uccisi a colpi di arma da fuoco fuori dalle loro scuole.
Come riportato da Renovatio 21, in Ecuador si è consumata la vicenda del primo attacco terroristico ad un giornalista tramite pennetta USB esplosiva.
Villavicencio, che aveva lavorato come giornalista e poi attivista e deputato, aveva guadagnato importanza come oppositore del correísmo, il movimento di sinistra dell’ex presidente Rafael Correa, che ha servito dal 2007 al 2017 e detiene ancora un’influenza politica in Ecuador. Il candidato assassinato entrato in Parlamento proprio nel 2017.
Il presidente Lasso due anni fa aveva giurato di porre il veto alla legge sull’aborto, un tema che ancora scalda molti Stati sudamericani.
Il Paese, che è stato colpito da un grande terremoto cinque mesi fa, è noto per aver dato asilo nella su ambasciata londinese a Giuliano Assange dal 2012 al 2019.
Immagine di Asamblea Nacional del Ecuador via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Catastrofi
La CIA era a conoscenza del complotto ucraino per la distruzione del Nord Stream
La Central Intelligence Agency (CIA) statunitense ha discusso con dei sabotatori ucraini un piano per far esplodere i gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico, ha riferito il quotidiano tedesco Der Spiegel, citando fonti a Kiev.
A quanto pare Berlino ritiene che le esplosioni del settembre 2022, che hanno danneggiato i principali condotti che trasportavano il gas russo in Germania, siano state provocate da diversi sommozzatori ucraini i quali, forse con l’aiuto della Polonia, avrebbero noleggiato un piccolo yacht, salpato nel Baltico e si siano immersi a profondità straordinarie per piazzare degli esplosivi e distruggere i gasdotti.
Mosca ha ripetutamente espresso profondo scetticismo sulla versione tedesca degli eventi, sottolineando le aperte minacce dell’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden di far saltare in aria l’oleodotto, la presenza di navi della NATO sui luoghi delle esplosioni nelle settimane precedenti e sostenendo che un’operazione del genere non avrebbe potuto essere realizzata senza l’assistenza diretta del governo.
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Secondo l’ultima inchiesta dello Spiegel, agenti ucraini avrebbero informato la CIA di un complotto per distruggere il Nord Stream nella primavera del 2022, durante una serie di incontri successivi all’escalation del conflitto in Ucraina.
Agli americani «apparentemente è piaciuto il piano», hanno riferito fonti ucraine al giornale, e le due parti si sono scambiate dettagli tecnici sull’operazione, il cui nome in codice sarebbe «Diameter».
Gli agenti statunitensi «hanno detto ai nostri ragazzi: ‘Va bene, va bene’» riguardo al piano di colpire gli oleodotti, ha riferito al giornale una persona a conoscenza delle conversazioni, sottolineando l’impressione che gli Stati Uniti fossero disposti a finanziare un’operazione del genere.
Secondo lo Spiegel, all’inizio dell’estate del 2022 gli americani hanno cambiato posizione, affermando che non potevano sostenere l’operazione e che non avrebbero fornito fondi per la sua esecuzione, secondo il rapporto.
La testata germanica ha affermato che Washington ha poi cercato attivamente di impedire il sabotaggio degli oleodotti, ma gli ucraini hanno comunque portato avanti il piano.
Nel febbraio 2022, Biden avvertì che, in caso di un conflitto militare totale tra Russia e Ucraina, «non ci sarà più un Nord Stream. Gli porremo fine».
Un anno dopo, il veterano giornalista investigativo premio Pulitzer Seymour Hersh pubblicò un lungo articolo in cui sosteneva che Biden avesse dato l’ordine di distruggere gli oleodotti. La fonte di Hersh sosteneva che i sommozzatori della Marina statunitense avessero minato il Nord Stream sfruttando la copertura delle esercitazioni NATO. La Casa Bianca definì il rapporto «completamente inventato».
Come riportato da Renovatio 21, Hersh ripeté in seguito che l’attacco al Nord Stream era in realtà diretto alla Germania, di modo che non si sganciasse dal treno antirusso.
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Come riportato da Renovatio 21, la negazione della tesi di Hersh – che ha in seguito ripetuto che il vero obbiettivo della devastante operazione non era solo la Russia, ma soprattutto la Germania e di conseguenza l’intera Europa – trovò grandi sostenitori al Bundestag, dove parlamentari democristiani della CDU accusarono il partito AfD, che aveva chiesto una commissione di inchiesta sul Nord Stream, di collusione con la Russia, dicendo pure oscuramente che a Hersh nessuno crede più. La mozione per la commissione di inchiesta al Bundestaggo fu quindi bloccata, e l’allora cancelliere Scholzo andò nello Studio Ovale di Biden scodinzolando con la coda fra le gambe.
Alti funzionari russi, tra cui il presidente Vladimir Putin, hanno in precedenza puntato il dito contro gli Stati Uniti come possibile responsabile delle esplosioni. Washington aveva i mezzi tecnici per portare a termine l’operazione e ne avrebbe tratto il massimo vantaggio, considerando che l’attacco ha interrotto le forniture energetiche russe all’UE e ha costretto a passare al più costoso gas naturale liquefatto di fornitura americana.
Mosca ha respinto nettamente la teoria dei subacquei ucraini dapprima diffusa dalla stampa tedesca. Renovatio 21 all’epoca, di fronte alla notizia che dai media germanici rimbalzava sul New York Times, aveva definito la questione come «l’ultima barzelletta». La storia fu rimpolpata anche dal Washington Post, che disse che un alto ufficiale ucraino aveva coordinato le esplosioni. La possibile colpevolezza degli USA nel frattempo aveva scaldato anche la diplomazia cinese. Putin parlava di «terrorismo di Stato».
Come riportato da Renovatio 21, anche la polizia italiana ha arrestato un uomo ucraino sospettato di essere coinvolto nell’attentato ai gasdotti Nord Stream.
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Terrorismo
Terroristi islamici armati uccidono diecine di persone in Nigeria
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Terrorismo
Papua: attacco armato contro un volo civile, morti due piloti
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Un piccolo aereo della compagnia Smart Air è stato colpito da colpi d’arma da fuoco dopo l’atterraggio in una pista remota della Papua indonesiana. I due piloti, feriti mentre tentavano di fuggire nella foresta, sono deceduti. L’episodio riaccende le preoccupazioni per la sicurezza dei collegamenti aerei nelle «zone rosse» dell’entroterra, segnate dalla presenza di gruppi armati separatisti.
La sicurezza dei voli nell’entroterra della Papua indonesiana è tornata sotto i riflettori dopo l’uccisione di due piloti in un attacco armato contro un piccolo aereo civile. L’episodio, avvenuto mercoledì 11 febbraio presso la pista di atterraggio di Korowai Batu, ha riacceso le preoccupazioni riguardo i collegamenti aerei nelle aree più isolate della regione, spesso designate come «zone rosse» per la presenza di gruppi armati separatisti che chiedono l’indipendenza della Papua occidentale dall’Indonesia.
Secondo le autorità locali, un velivolo della compagnia Smart Air è stato colpito da colpi d’arma da fuoco poco dopo l’atterraggio. L’aereo proveniva dall’aeroporto di Tanah Merah, nella reggenza di Boven Digoel, nella Papua meridionale. A bordo si trovavano due membri dell’equipaggio e 13 passeggeri, tra cui un neonato.
Il capo della polizia di Boven Digoel, AKBP Wisnu Perdana, ha confermato l’accaduto: «è vero che intorno alle 11:00 ora locale l’aereo con 13 passeggeri è stato colpito da colpi d’arma da fuoco e sia il pilota sia il co-pilota sono morti».
Il comandante Egon Erawan e il co-pilota Baskoro avrebbero tentato di fuggire nella foresta dopo che l’aereo era diventato bersaglio di un «gruppo criminale armato» (KKB), come l’hanno descritto le autorità. Entrambi sono poi deceduti per le ferite riportate.
Il pilota era riuscito a inviare un messaggio di emergenza tramite un dispositivo GPS agli operatori di volo, segnalando che l’aereo era sotto attacco e che l’equipaggio stava fuggendo nella foresta per mettersi in salvo.
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Il capo delle relazioni pubbliche della polizia nazionale, ispettore generale Johnny Eddizon Isir, ha spiegato che il messaggio è stato inviato subito dopo l’atterraggio. «La situazione è diventata immediatamente caotica. Pilota, co-pilota e passeggeri hanno cercato di scendere e di mettersi in salvo», ha dichiarato ai giornalisti.
Giovedì mattina 12 febbraio le forze di sicurezza hanno avviato un’operazione congiunta per evacuare i corpi dall’area attorno alla pista, considerata ad alto rischio. Le salme sono state trasferite nella reggenza di Mimika, mentre l’aereo ha riportato diversi danni: la porta è stata trovata aperta e tre finestrini risultano infranti.
Attualmente i corpi si trovano all’ospedale generale regionale di Mimika (RSUD Mimika) per le procedure di identificazione e autopsia, prima del trasferimento a Jakarta. «Questa mattina entrambe le vittime sono state evacuate dalla pista di Korowai al RSUD Mimika», ha dichiarato Kombes Yusuf Sutejo, responsabile delle relazioni pubbliche dell’operazione di sicurezza Damai Cartenz.
«Le misure di sicurezza sono state adottate per garantire la protezione del perimetro da eventuali membri rimasti del gruppo responsabile dell’attacco. La dedizione di questi due piloti nel servire rotte difficili nell’entroterra è una vera forma di servizio», ha affermato Yusuf.
L’episodio riporta l’attenzione sulle difficoltà dei collegamenti aerei nelle aree più remote della Papua, dove i piccoli voli civili rappresentano spesso l’unico mezzo di trasporto per comunità isolate, ma operano in un contesto di sicurezza fragile e di tensioni legate al conflitto separatista nella regione.
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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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