Politica
Bolsonaro parla al popolo dell’esercito: «chi decide dove vanno le forze armate siete voi»
Jair Messias Bolsonaro ha parlato pubblicamente ai suoi sostenitori ai cancelli della residenza presidenziale. Il presidente brasiliano, che contesta il risultato elettorale, ha fatto commenti che sono stati letti da alcuni osservatori come una chiamata all’intervento dei militari.
«Chi decide dove vado io siete voi. Chi decide dove vanno le forze armate siete voi», ha detto Bolsonaro ai suoi numerosissimi supporter.
Mantenendosi sulla linea, di fatto Bolsonaro non ha approvato la richiesta di intervento militare, ma ha affermato che le forze armate rispetteranno la Costituzione brasiliana. Il presidente in carica ha detto ai suoi sostenitori che le forze armate erano il baluardo del Brasile per impedire il socialismo nel Paese, aggiungendo che «nulla è perduto» e che la loro causa un giorno avrebbe prevalso.
Presidente Jair Bolsonaro, no Palácio do Alvorada, 09/12/2022 ???????? pic.twitter.com/mGw84Cemoa
— Maicon Sulivan (@maiconsulivanbr) December 9, 2022
Desculpem os pessimistas e derrotista, mas eu confio no Bolsonaro.
Deus, Pátria, Família e Liberdade!!!@jairbolsonaro ????????????????????
???? Palácio da Alvorada 09/12/2022 pic.twitter.com/4QVCWd6wUO
— Elisa Brom (@brom_elisa) December 9, 2022
«Le forze armate sono l’ultimo ostacolo al socialismo. Sono sicuro che sono uniti. Devono lealtà al popolo e rispetto della Costituzione. E sono responsabili della nostra libertà»
«Le forze armate sono unite. Devono lealtà al nostro popolo e rispetto alla costituzione, e sono responsabili della nostra libertà», ha affermato. «A differenza di altre persone, vinceremo».
Il discorso ai sostenitori arriva dopo settimane di proteste dei brasiliani contro elezioni definite rubate, con risultati discutibili che avrebbero dato la vittoria all’ex presidente poi finito in galera Luiz Inacio Lula da Silva, del Partito dei Lavoratori brasiliani, coinvolto nel gigantesco scandalo di corruzione chiamato Lava Jato.
Il richiamo di Bolsonaro alle forze armate avviene pochi giorni dopo che l’esercito, con una mossa insolita, ha invaso le favelas di Rio de Janeiro e ucciso i massimi leader del cartello della droga Comando Vermelho (Comando rosso), che alcuni dicono sostenesse Silva, che era stato precedentemente condannato e incarcerato per riciclaggio di denaro e corruzione.
Bolsonaro non ha riconosciuto la presunta vittoria di misura di Lula alle elezioni di ottobre sulla scia delle segnalazioni di anomalie di voto negli Stati controllati dai narcocartelli.
I militari si sono rifiutati di escludere «possibili frodi» dietro la vittoria di Lula.
L’autorità elettorale nazionale brasiliana certificherà le elezioni lunedì.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2021 il direttore della CIA William Burns era volato in Brasile per dire a Bolsonaro di non contestare le elezioni – una bizzarra interferenza elettorale fatta peraltro con larghissimo anticipo.
La protesta contro la frode elettorale dura sulle strade del Paese da più di un mese, senza pausa: si tratterebbe della più grande protesta democratica della storia. L’establishment, nel frattempo, prova sui brasiliani in protesta le nuove tattiche di repressione viste anche in Canada contro i camionisti: conti bancari congelati a chi dissente dal risultato elettorale ufficiale.
Politica
I senatori americani temono che Trump possa inviare truppe di terra in Iran
I legislatori democratici affermano di temere che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump possa inviare truppe in Iran, dopo che i briefing riservati con i funzionari dell’amministrazione hanno lasciato i senatori con quelli che hanno descritto come importanti interrogativi senza risposta sugli obiettivi e la portata della guerra.
Intervenendo martedì dopo un briefing a porte chiuse con i membri della Commissione per le forze armate del Senato, il senatore Richard Blumenthal ha affermato che l’amministrazione sembra orientarsi verso la possibilità di inviare truppe statunitensi in Iran.
«Sembra che siamo sulla buona strada per schierare truppe americane sul territorio iraniano per raggiungere uno qualsiasi dei potenziali obiettivi», ha detto il Blumenthal ai giornalisti, aggiungendo di aver lasciato il briefing «insoddisfatto e arrabbiato».
Il Blumenthale ha affermato che i legislatori stanno ancora cercando di fare chiarezza sui costi della guerra, sulla sua durata prevista e sui rischi per il personale statunitense.
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«Il popolo americano merita di sapere molto di più di quanto questa amministrazione gli abbia detto sui costi della guerra, sul pericolo per i nostri figli e figlie in uniforme e sul potenziale di un’ulteriore escalation e ampliamento di questa guerra», ha affermato.
La senatrice democratica Jeanne Shaheen ha espresso preoccupazioni simili, avvertendo che i briefing dell’amministrazione sollevano ulteriori interrogativi anziché fornire chiarezza.
La Casa Bianca non ha escluso un potenziale dispiegamento di truppe in Iran, ma ha negato qualsiasi piano per un’operazione terrestre su larga scala. Trump ha affermato che l’invio di truppe di terra potrebbe essere preso in considerazione solo «per un’ottima ragione».
Dietro le quinte, tuttavia, l’amministrazione avrebbe discusso di opzioni più limitate che coinvolgono le forze speciali. Secondo quanto riportato dai media, uno scenario in esame potrebbe prevedere l’invio di piccole squadre di forze speciali statunitensi o israeliane per proteggere le scorte di uranio arricchito dell’Iran.
Trump ha riconosciuto che questo tipo di missione è possibile, ma non imminente. «A un certo punto forse lo faremo», ha detto Trump a bordo dell’Air Force One nel fine settimana. «Se mai lo facessimo, [gli iraniani] sarebbero così decimati che non sarebbero in grado di combattere a livello del suolo».
Il presidente è rimasto vago sulla conclusione più ampia della guerra, pur chiedendo la resa incondizionata dell’Iran. Incalzato sulla durata dell’operazione, Trump ha modificato le sue stime da «quattro o cinque settimane» a «tutto il necessario» a una «breve escursione» che sarà effettuata «molto presto».
L’incertezza ha alimentato le critiche dei legislatori statunitensi, che sostengono che il Congresso non abbia ricevuto informazioni sufficienti sulla strategia a lungo termine dell’amministrazione. Alcuni democratici minacciano ora di ricorrere a strumenti procedurali al Senato per rallentare i lavori legislativi, a meno che i funzionari dell’amministrazione non testimonino sotto giuramento sulla guerra e sui suoi obiettivi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Pensiero
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Politica
Storica vittoria dell’AfD nelle elezioni regionali della Germania occidentale
Il partito Alternativa per la Germania (AfD) ha conseguito un risultato record alle elezioni regionali del Baden-Württemberg, raddoppiando la propria percentuale di voti rispetto al precedente appuntamento elettorale e registrando il miglior risultato mai ottenuto al di fuori del suo tradizionale bacino di consenso.
Il partito di destra si è piazzato al terzo posto nelle elezioni svoltesi nel fine settimana, alle spalle dei Verdi e dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU) del cancelliere Friedrich Merz. Ha ottenuto quasi il 19% dei voti, in netto aumento rispetto al poco meno del 10% conquistato nel 2021. Questo risultato rappresenta inoltre il punteggio più alto raggiunto dall’AfD al di fuori degli ex Länder della Germania Est, che ne costituiscono la roccaforte storica.
Il miglior exploit dell’AfD nell’ex Germania Ovest risaliva alle elezioni regionali del 2023 in Assia, dove aveva raccolto il 18,4% dei voti.
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Il co-presidente federale del partito, Tino Chrupalla, ha definito il risultato «un enorme successo». Il co-presidente regionale dell’AfD, Emil Saenze, ha dichiarato che il suo partito sarebbe disponibile a collaborare con la CDU o addirittura a partecipare a una coalizione, ipotesi finora esclusa dai cristiano-democratici.
L’altro co-presidente regionale, Markus Frohnmaier, ha sottolineato che AfD e CDU sono stati gli unici due partiti a registrare guadagni, aggiungendo che la maggior parte degli elettori ha appoggiato i partiti «conservatori», un «chiaro segnale» di cambiamento.
I Verdi, formazione nota per la sua linea pro-UE e atlantista, che ha dominato la scena politica regionale negli ultimi due mandati, hanno comunque prevalso di misura sulla CDU, con un distacco inferiore all’1%. Entrambi i partiti hanno ottenuto circa il 30% dei voti.
Negli ultimi anni l’AfD ha guadagnato terreno in modo costante in tutta la Germania, sostenuta dalla crescente insoddisfazione verso i partiti tradizionali e dai dibattiti sulle politiche dell’UE e sull’immigrazione.
Il partito è rimasto la forza di opposizione più popolare per gran parte del 2025, dopo le elezioni di febbraio in cui aveva ottenuto il 20% dei voti, piazzandosi al secondo posto dietro il blocco CDU/CSU. Continua a godere di un ampio consenso, con gli ultimi sondaggi che indicano un sostegno tra il 24% e il 25% degli elettori tedeschi, a un solo punto dalla CDU/CSU.
Come riportato da Renovatio 21, tre settimane fa le autorità dello stato tedesco della Bassa Sassonia avevano classificato la sezione locale di AfD come priorità di sorveglianza, motivando la decisione con quelle che hanno definito tendenze «estremiste».
Come riportato da Renovatio 21, un sondaggio di mesi fa ha rilevato che AfD sarebbe il primo partito del Paese, superando il blocco democristiano del Merz.
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Come riportato da Renovatio 21, a giugno il capo della polizia del Bundestag tedesco, Uli Grötsch, ha chiesto che tutti i membri del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) vengano rimossi dal servizio di polizia.
Un mese prima l’agenzia di Intelligence interna tedesca ha temporaneamente sospeso la classificazione di AfD come gruppo «estremista di destra confermato», in attesa dell’esito di un ricorso legale. La tregua, tuttavia, arriva in anni di lotta persistente contro la formazione politica sovranista.
Nelle ultime elezioni negli stati di Sassonia e Turingia, l’AfD ha demolito la coalizione di sinistra al potere. In Turingia, ha ottenuto i voti del 37% dei 18-24enni. La crescita del partito ha portato anche a fenomeni di cannibalismo elettorale fra i partiti della coalizione, con la sparizione totale dei Verdi dal Parlamento del land del Brandeburgo.
Come riportato da Renovatio 21, Verdi e democristiani avevano segnalato la volontà di bandire l’AfD ancora mesi fa, quando era emerso che era divenuto il secondo partito del Paese e il primo della parte orientale. Nell’ultimo episodio di trasformismo compromissorio democristiano, la CDU si è dichiarata pronta ad allearsi con il partito ecologista per fermare l’avanzata di AfD e del nuovo partito populista di sinistra anti-guerra ed anti immigrati di Sahra Wagenknecht il BSW.
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Immagine di © Superbass via Wikimedia pubblicata su licenza CC-BY-SA-4.0
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