Spirito
Bergoglio difende le restrizioni sulla Messa in latino: «leggete il motu proprio»
Papa Francesco ha difeso le restrizioni del 2021 sulla liturgia tradizionale della Chiesa, affermando che tutte le ragioni per cui ha adottato tali restrizioni si trovano nel motu proprio Traditionis Custodes. Lo riporta LifeSiteNews.
«Leggi il motu proprio, tutto è lì per te», ha risposto oggi Papa Francesco al corrispondente vaticano di LifeSiteNews, quando gli è stato chiesto perché – dato che così tanti giovani amano la Messa tradizionale – avesse adottato delle restrizioni su di essa. La risposta è stata data nel corso dei saluti individuali nel corso dell’udienza papale per la stampa vaticana, tenutasi nella Sala Clementina.
Il motu proprio in questione è il testo Traditionis Custodes del luglio 2021, con cui Francesco ha inaugurato radicali restrizioni alla liturgia tradizionale – nota anche come Messa latina o Forma straordinaria – e che hanno avuto conseguenze devastanti per le comunità tradizionali e le chiese di tutto il mondo.
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Attraverso la Traditionis Custodes era vietato celebrare la Messa tradizionale nelle chiese parrocchiali e solo i sacerdoti a cui era stato concesso un permesso esplicito potevano offrire la Messa. I vescovi dovevano garantire uno stretto controllo sull’offerta e sulla diffusione della Messa tradizionale, mentre la Messa del Novus ordo fu dichiarata «espressione unica» del Rito Romano.
Il Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI del 2007 sulla Messa tradizionale è stato quindi ufficialmente «abrogato».
Francesco ha accompagnato il motu proprio con una lettera in cui presentava le ragioni ufficiali delle restrizioni devastanti e di ampio impatto, scrivendo che le sue nuove misure sono state prese per «sollecitudine per tutta la Chiesa, che sommamente contribuisce al bene della Chiesa universale».
Il pontefice ha denunciato anche «l’uso strumentale del Missale Romanum del 1962», che a suo dire è «caratterizzato da un rifiuto crescente non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II, con l’affermazione infondata e insostenibile che abbia tradito la Tradizione e la “vera Chiesa”».
Il Bergoglio aveva affermato nella sua lettera che il suo attacco alla Liturgia tradizionale era motivato solo dalla preoccupazione per l’unità della Chiesa: «è per difendere l’unità del Corpo di Cristo che mi vedo costretto a revocare la facoltà concessa dai miei Predecessori», scrive il papa, affermando che esiste un «uso distorto» della liturgia tradizionale, che è «contrario ai motivi che li hanno indotti a concedere la libertà di celebrare la Messa con il Missale Romanum del 1962».
Il gesuita sosteneva quindi che le sue restrizioni erano il risultato di un sondaggio tra i vescovi del mondo, da lui richiesto, e che è stato condotto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) riguardo alla Messa tradizionale. Francesco ha attestato che la sua decisione dell’applicazione delle restrizioni è stata fatta alla luce delle «richieste» dei vescovi di tutto il mondo.
«Rispondendo alle vostre richieste, prendo la ferma decisione di abrogare tutte le norme, le istruzioni, le concessioni e le consuetudini precedenti al presente Motu Proprio, e di ritenere i libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, come l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano».
Come scrive LifeSite, «l’affermazione di Papa Francesco – secondo cui il sondaggio ha rivelato una diffusa preoccupazione riguardo alla Messa tradizionale – è stata costantemente contestata in quanto non in linea con i fatti, o addirittura invertendo il vero risultato del sondaggio».
«Quel sondaggio non è mai stato pubblicato dalla CDF, e LifeSiteNews apprende da fonti vaticane che solo pochi mesi fa i risultati del sondaggio segreto non erano ancora stati diffusi agli organi curiali competenti». Tale decisione «è stata sottolineata anche dal segretario di Papa Benedetto, l’arcivescovo Georg Gänswein, il quale ha affermato che il defunto papa trovava “misterioso” il motivo per cui i risultati del sondaggio non fossero mai stati pubblicati, e anche il cardinale Raymond Burke ha espresso pubblicamente confusione sulla questione».
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Il compito di far rispettare le restrizioni sulla Messa tradizionale è spettato al Dicastero per il Culto Divino, guidato dal prefetto fermamente anti-tradizionalista cardinale Arthur Roche. Alcuni mesi dopo la Traditionis Custodes, Roche pubblicò una Responsa ad dubia che introdusse ulteriori restrizioni al rito antico.
Il testo di Roche del dicembre 2021 delineava nuovi divieti di offrire la Messa e i sacramenti secondo i libri liturgici utilizzati nella liturgia tradizionale, insieme agli avvertimenti che i sacerdoti che non cooperano sufficientemente nelle liturgie del Novus Ordo avrebbero il permesso di offrire la liturgia tradizionale spogliata.
Eppure le restrizioni del Papa sulla liturgia tradizionale sono state ampiamente criticate da prelati come i cardinali Raymond Burke e Gerhard Müller, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, i vescovi Joseph Strickland e Athanasius Schneider.
Il cardinale Müller ha scritto che «il chiaro intento è quello di condannare la Forma Straordinaria all’estinzione», mentre il cardinale Burke l’ha definita «un’azione severa e rivoluzionaria» che segnala un tentativo di «eliminazione definitiva» della liturgia tradizionale.
«Il numero dei presenti alla Messa in latino e quello degli ammessi ai seminari e agli ordini religiosi ad essa devoti crescono sempre più nonostante i vari tentativi del Vaticano di limitare la liturgia» scrive LifeSite. «In effetti, in molte chiese e comunità religiose la Traditionis Custodes è stata un catalizzatore di tale crescita, con un certo numero di comunità tradizionali che hanno notato un record di richieste di seminario negli anni successivi alla Traditionis Custodes».
Come visto l’anno scorso durante un incontro con i gesuiti ungheresi, Bergoglio non ha mai smesso di attaccare il rito e la tradizione, mentre la chiesa si riempie di riti allucinanti come quello della «messa maya».
Come riportato da Renovatio 21, una storica chiesa dove si teneva la messa in latino nella città di Salem, nello Stato americano dell’Oregon, è stata data alle fiamme lo scorso agosto.
Negli Stati Uniti è emerso che l’FBI aveva in programma di controllo, schedatura, infiltrazione del tradizionalismo cattolico americano, perché giudicato eversivo.
La Santa Messa Tradizionale, tuttavia, continua in tutto il mondo: istituzioni come la Fraternità San Pio X non smetteranno mai di celebrarla, qualsiasi follia arrivi da Roma.
Per sapere dove assistere ad una Santa Messa in rito antico vicino a voi potete contattarci.
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Immagine di Christoph Wagener via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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Mons. Viganò sull’annuncio delle consacrazioni della FSSPX
La decisione della Fraternità Sacerdotale San Pio X di consacrare nuovi Vescovi il prossimo primo luglio dimostra l’impossibilità di qualsiasi dialogo con la Santa Sede.
Il rifiuto del Vaticano di assecondare le richieste della Fraternità conferma un doppio standard: da una… pic.twitter.com/2VGZTMjq4e — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) February 2, 2026
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Spirito
Don Davide Pagliarani: «delle consacrazioni episcopali per fedeltà alla Chiesa e alle anime»
Renovatio 21 pubblica l’omelia del superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X don Davide Pagliarani del 2 febbraio 2026 presso il Seminario Saint-Curé-d’Ars, dove si comunica la decisione di procedere alla consacrazione dei vescovi della FSSPX.
Cari confratelli, cari seminaristi, care sorelle e cari fedeli,
quale gioia poter benedire l’abito di ventidue nuovi seminaristi in questo giorno benedetto nel quale Nostro Signore, per la prima volta, si reca al Tempio per presentare Sé stesso davanti al Suo altare, per manifestare esteriormente l’offerta di Sé stesso, della Sua vita. «Eccomi per fare la Tua volontà». «È per questo motivo che Mi sono incarnato e oggi Mi manifesto». Per quanto possibile, queste disposizioni perfette di Nostro Signore devono essere le disposizioni di un giovane che vuole donare la propria vita a Nostro Signore per salire, un giorno, all’altare.
Che bell’esempio! È il modello da seguire per tutta la nostra vita. E ciò avviene nell’unità: l’unità della Madonna e l’unità di Nostro Signore. La Madonna, l’Immacolata, la Vergine perpetua, accetta il rito della purificazione secondo la legge di Mosè. Mai nessuna creatura è stata né sarà mai pura quanto la Vergine, eppure per umiltà ella accetta questo rituale. Vengono offerte due colombe, una per l’olocausto e una per il peccato; ed ella viene purificata. Era l’offerta dei poveri.
E Nostro Signore stesso viene riscattato perché, in quanto primogenito, apparteneva a Dio, e viene riscattato pagando una piccola somma di cinque sicli, cinque monete. Egli, che era Egli stesso il Redentore, Egli che era Egli stesso il prezzo del nostro riscatto, accetta di essere riscattato per poche monete. Che umiltà! Non era strettamente obbligato a recarsi a Gerusalemme per questo rituale. I Giudei che abitavano molto lontano potevano farlo per procura. Ma essi vogliono, la Sacra Famiglia vuole compiere appieno la legge per obbedienza.
Quale esempio magnifico! Nostro Signore ci si mostra già obbediente, obbediente fino alla morte. Conosciamo la perfezione delle Sue disposizioni interiori. Egli è già pronto a dare tutto per il nostro riscatto. Per compiere l’obbedienza verso Suo Padre, per compiere la Sua volontà. In questo contesto di immolazione già perfetta, abbiamo un preludio della Croce, della Passione.
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Nostro Signore non può lasciarci indifferenti
È in questa scena così semplice, apparentemente così ordinaria, ma agli occhi di Dio così unica, perché in essa la Redenzione è già iniziata, è in questa scena che appare Simeone. Questo anziano prende la parola e il suo discorso è diviso in due parti opposte l’una all’altra. Innanzitutto la gioia, la gioia di vedere Nostro Signore, di prenderlo tra le braccia. Una gioia proporzionata al desiderio che aveva avuto fino a quel giorno. «Ho visto, finalmente ho visto il salvatore, la salvezza d’Israele, l’ho visto».
Nell’eternità non faremo altro che contemplare ciò che Simeone ha contemplato tra le sue braccia durante quei pochi istanti: questa salvezza, questo salvatore, che è stato preparato dalla divina Provvidenza da sempre. L’Incarnazione era nella mente di Dio, se così si può dire, per tutto il popolo, ante faciem omnium populorum, lumen ad revelationem gentium: è l’unico salvatore che viene dato, che viene proposto a tutti i popoli, a tutte le razze senza distinzione. Quale gioia! Quale gioia negli occhi e nelle parole di questo anziano: questa luce per insegnare la verità, unica via di salvezza.
Ebbene questa gioia di Simeone, questa luce, viene improvvisamente come interrotta bruscamente da questo annuncio fatto alla Madonna e a San Giuseppe. Egli si volge verso di loro, li benedice e dirà loro qualcosa con un altro tono – che ha un legame con ciò che precede, naturalmente. Cosa dirà loro concretamente? Dirà loro che questa redenzione del genere umano da parte di questo bambino avverrà nella sofferenza, avverrà nella croce, avverrà attraverso la Passione. Questo bambino sarà un segno di contraddizione. È una bellissima definizione di Nostro Signore. È un segno di contraddizione.
Cosa significa questo in un linguaggio un po’ più moderno? Significa che Nostro Signore non si nasconde. È un segno di contraddizione. Nostro Signore afferma la verità. La manifesta con la Sua parola e la conferma con i Suoi miracoli. La propone e dice chiaramente che è l’unica via di salvezza. Non ce ne sono altre. Perché dice questo? Perché non può ingannare le anime. Non è venuto in questo mondo per ingannare le anime. È venuto per salvarle. Egli manifesta la verità. Sarà perseguitato. E anche coloro che lo seguiranno saranno anch’essi un segno di contraddizione. Bisogna scegliere. Non si può restare indifferenti davanti a Nostro Signore. Non si può restare indifferenti davanti alla Redenzione. Chi resta indifferente ha già scelto da che parte stare. Chi resta indifferente ha rifiutato Nostro Signore.
E Simeone lo dice in modo assai chiaro. Cosa dice nella sua profezia? Dice: tutto questo, tutte le manifestazioni di Nostro Signore nella Sua Redenzione, tutto ciò avverrà affinché siano svelati i pensieri di molti cuori. Cosa significa? In che senso i pensieri dei cuori degli uomini saranno svelati? In questo senso: che nessuno potrà restare realmente indifferente davanti a Nostro Signore. Bisognerà scegliere. È un segno di contraddizione. E Nostro Signore stesso lo dirà un giorno: «Chi non è con Me è contro di Me. E chi non raccoglie con Me, disperde».
E questa rivelazione del mistero della Redenzione che avverrà attraverso le sofferenze di Nostro Signore sarà accompagnata da un’altra sofferenza. Vedete dunque la prima manifestazione di questo mistero della Redenzione attraverso la sofferenza di Nostro Signore. Dio ha voluto che la Madonna fosse associata a quest’opera e che il suo ruolo accanto a Nostro Signore fosse rivelato nello stesso momento in cui il ruolo di quest’ultimo viene rivelato agli uomini. Simeone, rivolgendosi alla Vergine, le dice: «Una spada di dolore trafiggerà il tuo cuore. La tua anima sarà attraversata da una spada». Quale mistero legato a questa frase! Un mistero che possiamo penetrare, un mistero estremamente caro alla Chiesa: è il mistero della Corredenzione, dell’associazione della Madonna all’opera di Nostro Signore.
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Il posto della Madonna nella Redenzione
Qui si capisce bene perché l’angelo abbia chiesto il consenso della Vergine, il suo fiat. La Vergine comprendeva bene che diventare la Madre di Dio significava diventare la madre di un Dio sofferente, di un Dio redentore, di un Messia sofferente, così come era stato descritto nell’Antico Testamento. Ed ella ha detto: «Sì, lo accetto, se è la volontà di Dio, lo accetto». Dio si incarna per uno scopo ben preciso. E la Madonna lo sapeva e lo ha accettato. Ma perché? Perché, nella Sua saggezza divina, Dio ha voluto associare in questo modo la Madonna alla passione di Nostro Signore? Perché?
Perché Nostro Signore salverà le anime, ma chiederà a ogni anima la propria cooperazione. Chiederà a ciascuno la sua adesione alla fede, la sua parte di sofferenza. E la Madonna, preservata dal peccato originale prima del suo concepimento, la Madonna era in un certo modo la riscattata più perfetta, unica, mai sfiorata dal peccato e, logicamente, Dio ha chiesto alla Madonna una cooperazione all’opera della Redenzione proporzionale alla sua santità. Quale mistero! È una visione della Vergine profondamente cristiana, profondamente cattolica. Dio vuole la cooperazione della Sua creatura e ha fatto della Madonna il prototipo di questa cooperazione.
Non vedete nulla di tutto ciò nel protestantesimo, che distrugge ogni cooperazione e per il quale è solo Dio che salva i predestinati. È la teologia di Lutero. E di conseguenza, i protestanti, che cosa rifiutano? Poiché questa cooperazione non è necessaria, cosa rifiuta il protestante, logicamente? Rifiuta la vita religiosa, le mortificazioni, rifiuta la messa, perché la santa messa, a detta dei protestanti, è uno sforzo, una cooperazione umana a un’opera che è soltanto divina. Rifiuta il culto dei santi, perché non c’è bisogno di intercessori, di intermediari. E rifiuta soprattutto il culto della Madonna. È terribile: significa distruggere, in qualche modo, la Redenzione così come Dio l’ha voluta. Ma è logico.
E bisogna dirlo: a un altro livello, in un modo diverso, il modernismo ha fatto la stessa cosa. Il modernismo, senza negare tutto ciò, lo snatura. Dietro lo scudo mal posto a difesa di un cristocentrismo mal compreso – vale a dire il falso timore di togliere a Nostro Signore la Sua centralità – anche il modernismo sminuisce tutto questo, sminuisce la cooperazione umana, gli sforzi, le mortificazioni; la vita religiosa non è più compresa, la messa è compresa in un modo del tutto diverso. Così anche la Madonna: viene un po’ messa da parte, insieme a quel ruolo che ha nella Redenzione, quel ruolo centrale. È terribile!
Quando si ha un bellissimo quadro, cosa si fa per metterlo in risalto? Si cerca di trovargli una cornice che sia degna di tale quadro. Ed è esattamente ciò che Dio ha fatto con la Santissima Vergine. Questo quadro magnifico della Redenzione è incorniciato dalla Corredenzione, è incorniciato dalla Madonna stessa. Che sapienza! E ora ci viene detto che, per apprezzare meglio la bellezza di questo quadro, per non perderla, bisognerebbe levare la cornice.
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La Madonna accompagna Nostro Signore nella sofferenza
Per tre volte, Maria Santissima accompagna Nostro Signore a Gerusalemme. Oggi la Presentazione al Tempio, la Purificazione di Maria, rappresenta il primo viaggio della Vergine con Gesù a Gerusalemme. In altre due occasioni la Madonna lo accompagna, e questi tre episodi sono concatenati l’uno all’altro, sono sullo stesso asse, hanno un denominatore comune.
Oggi Gesù, presentato al Tempio, offre al Padre la sua esistenza. A dodici anni, accompagnato ancora dalla Madonna, Gesù offre al Padre la sua sapienza. A dodici anni Gesù manifesta la sua sapienza divina e la offre al Padre, presentato al Tempio ancora una volta accompagnato dalla Madonna. La terza volta sarà al Calvario: Gesù di fatto è accompagnato dalla Madonna per offrire ancora una volta al Padre la propria vita e il proprio sangue.
Che cos’hanno in comune questi tre episodi così diversi e perché Maria Santissima è sempre presente? Accompagna Nostro Signore, e lo accompagna per tre volte, nel dolore e nella sofferenza. La prima volta, oggi, il 2 febbraio: l’annuncio di Simeone: «Una spada ti trapasserà il cuore». A dodici anni lo accompagna ancora una volta al Tempio. E ancora lo strazio terribile, il dolore di aver perso Nostro Signore; è la prova più inimmaginabile per Maria. La terza volta lo accompagna ancora nel dolore, nel dolore del Calvario.
Ma perché ogni volta che lo accompagna deve farlo nel dolore? Perché è Corredentrice, perché partecipa sistematicamente alla Passione di Nostro Signore. La prepara con Nostro Signore. La Passione di Nostro Signore è pure la sua. È evidente.
E qual è la conseguenza di questa verità – che è nel Vangelo, non è un’invenzione –, qual è la conseguenza di questo? Che così come Maria è stata presente per tutta la vita di Nostro Signore e lo ha seguito nella sua Passione, in tutto ciò che preparava e si riferiva alla sua Passione, così oggi Maria – è logico – continua a essere alleata di Nostro Signore e a dispensare le grazie che sono frutto della Passione che è stata pure la sua, alla quale è stata associata sin da oggi, sin dall’annuncio di Simeone. Che grande mistero racchiuso in questa spada!
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Di fronte alla domanda di Nostro Signore al Giudizio: che cosa hai fatto di mia Madre?
Un’ultima considerazione. Come ha potuto la Madonna offrire suo figlio, e un tale figlio? Si arriva a comprendere che abbia offerto a Dio se stessa, la sua esistenza, la sua verginità, ma un tale figlio? Come ha potuto offrirlo? Questo figlio, concepito verginalmente, partorito verginalmente, di cui lei era l’unico genitore; la natura umana di Nostro Signore viene tutta dalla Madonna, integralmente. È la sua carne immacolata, è il suo sangue immacolato che hanno formato l’umanità di Nostro Signore. Ed è logicamente questo figlio perfetto che lei adora. Come ha potuto offrirlo? Come ha potuto dire «sì»? Non solo «dico sì e resto a Nazareth», ma «dico sì e lo accompagno, dico sì positivamente». Come ha potuto fare questo? Come spiegare ciò?
La risposta è molto semplice: l’ha fatto per amore verso di noi. Non è una favola! È il Vangelo. Rinunceremo a questa dottrina, dimenticheremo questa spada piantata nel cuore della Madonna, dimenticheremo ciò che essa significa, dimenticheremo ciò che la Madonna ha fatto ai piedi della Croce? Dimenticheremo la Corredenzione? Niente affatto, è la nostra fede. È il cuore della nostra fede. È ciò che abbiamo di più caro. Il giorno del giudizio, Nostro Signore ci mostrerà le Sue piaghe; Nostro Signore, giudice dell’umanità, mostrandoci le Sue piaghe, chiederà a ogni uomo: «Che cosa hai fatto delle mie piaghe, che cosa hai fatto della mia Passione? Ti sei rifugiato nel mio costato o hai preferito il mondo? Che ne hai fatto del mio sangue versato sulla croce? Che ne hai fatto della Santa Eucaristia? Che ne hai fatto della mia grazia?».
E ci porrà anche un’ultima domanda: «Che cosa hai fatto di mia madre? Non avevo più nulla, ero spogliato di tutto, abbandonato da tutti, non avevo più una goccia di sangue nel mio corpo, non avevo nient’altro che mia madre con me. E non una madre qualunque, una madre che avevo preparato, una madre immacolata, una madre piena di grazia, la madre di Dio. L’avevo preparata per me, per incarnarmi, per venire in questo mondo. Una madre che mi ha accompagnato dalla presentazione al Tempio fino alla croce. Nel mio operato, ella non mi ha mai abbandonato. Non avevo più che lei e l’ho data a te affinché potesse continuare a formare nella tua anima qualcosa dei miei tratti, qualcosa che, in un modo o nell’altro, possa somigliarmi. Ti ho dato mia madre. Che cosa hai fatto di mia madre? Ti aveva generato in me nella mangiatoia senza dolore, circondata da cantici celesti, nella povertà ma senza dolore; ti ha generato ai piedi della croce. Cosa ne hai fatto di lei? Quando l’hai festeggiata, onorata, l’hai trattata veramente come una madre?».
Non si scappa. È la domanda che Nostro Signore ci porrà. Possiamo rinunciare a questa dottrina così bella? Così profonda, che ci manifesta all’eccesso la carità di Nostro Signore? Abbiamo paura che trattando la Madonna come merita, come Corredentrice, ella ci allontani dal mistero della Redenzione nel quale ella stessa è totalmente immersa? Può un cristiano avere questo timore? Inammissibile, è inammissibile! Si possono ingannare le anime in questo modo? È inammissibile! Si possono allontanare le anime dalla Madonna, mentre il suo ruolo non è solo quello di portarci a Nostro Signore, ma è ancora quello di formare Nostro Signore nelle nostre anime? È inammissibile!
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Delle consacrazioni episcopali per fedeltà alla Chiesa e alle anime
Pensiamo che sia giunto il momento di pensare al futuro della Fraternità San Pio X, al futuro di tutte le anime, che non possiamo dimenticare, che non possiamo abbandonare, e soprattutto al bene che possiamo fare alla Chiesa. E ciò solleva una domanda che ci poniamo da tempo e alla quale oggi forse bisogna dare una risposta. Bisogna aspettare ancora prima di pensare a consacrare dei vescovi? Abbiamo aspettato, pregato, osservato l’andamento della situazione nella Chiesa, abbiamo chiesto consiglio. Abbiamo scritto al Santo Padre per presentare in tutta semplicità la situazione della Fraternità, spiegare queste necessità e allo stesso tempo per confermare al Santo Padre la nostra unica ragion d’essere: il bene delle anime.
Abbiamo scritto al Santo Padre: Santo Padre, non abbiamo che un’unica intenzione, quella di fare di tutte le anime che si rivolgono a noi dei veri figli della Chiesa cattolica e romana. Non avremo mai altra intenzione e la manterremo sempre. E il bene delle anime corrisponde al bene della Chiesa. La Chiesa non esiste tra le nuvole: la Chiesa esiste nelle anime. Sono le anime che formano la Chiesa, e se si ama la Chiesa, si amano le anime, si vuole la loro salvezza e si vuole fare il possibile per offrire loro i mezzi per operare la propria salvezza. Dunque abbiamo pregato il Santo Padre di comprendere questa situazione molto particolare in cui si trova la Fraternità e di lasciargli prendere i mezzi per continuare quest’opera in una situazione eccezionale, lo riconosciamo, ma quest’opera ancora una volta non ha altro scopo se non quello di preservare la Tradizione per il bene delle anime.
Ebbene, queste ragioni purtroppo non sembrano interessare, non sono convincenti, diciamo che queste ragioni non hanno trovato per il momento una porta aperta presso la Santa Sede. Lo rimpiangiamo molto, ma allora cosa faremo? Abbandoneremo le anime? Diremo loro che in fondo non c’è necessità che la Fraternità continui la propria opera? Che in fondo tutto va più o meno bene, che in altre parole che non c’è più quello stato di necessità nella Chiesa che giustificherebbe il nostro apostolato, la nostra esistenza per soccorrere la Chiesa? Non per sfidarla, mai! Siamo qui per servire la Chiesa e la serviamo predicando la fede, dicendo la verità alle anime e non raccontando loro delle favole.
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Possiamo dire alle anime che nonostante tutto va tutto bene? No! Significherebbe tradire le anime, e tradire le anime significherebbe tradire la Chiesa. Non possiamo farlo. È per questo che pensiamo che il prossimo 1° luglio possa essere una buona data, una data ideale: è la festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore. È la festa della Redenzione. Non abbiamo nient’altro che ci interessi. È ciò che abbiamo di più caro, è il sangue di Nostro Signore che scorre dai Suoi piedi sotto la croce, sotto il legno della croce, e che è stato adorato innanzitutto dalla Madonna ai piedi di questa croce e che noi continuiamo ad adorare ai piedi dell’altare. È l’unica cosa che ci interessa, è l’unica cosa che vogliamo dare alle anime. E le anime hanno diritto a questo, non è un privilegio, le anime hanno diritto a questo. Non possiamo abbandonarle.
Nei prossimi giorni, naturalmente, contiamo di darvi maggiori informazioni, maggiori spiegazioni. Bisogna ben comprendere il perché. Bisogna ben comprendere la posta in gioco di tutto questo. È capitale. Ma allo stesso tempo, bisogna comprendere ciò nella preghiera. Non basta preparare le intelligenze. Non basta, direi, un approccio apologetico, puramente apologetico a tutto ciò. Bisogna preparare i cuori, i nostri cuori; è una grazia, è una grazia e bisogna aggrapparsi a questa grazia. Bisogna ringraziare il Buon Dio, bisogna che ci prepariamo. Sì, delle consacrazioni, delle consacrazioni, ancora una volta. Non per sfidare la Chiesa, non è una sfida. Consacrazioni per fedeltà alla Chiesa e alle anime.
E aggiungo un’ultima considerazione. Mi assumo, mi assumo pienamente la responsabilità di questa decisione. La assumo innanzitutto davanti a Dio, la assumo davanti alla Santissima Vergine, davanti a San Pio X. La assumo davanti al Papa. Mi piacerebbe un giorno poter incontrare il Papa, prima del 1° luglio. Mi piacerebbe spiegargli, fargli capire le nostre reali, profonde intenzioni, il nostro attaccamento alla Chiesa; che lo sappia, che lo comprenda. E mi assumo questa responsabilità davanti alla Chiesa, naturalmente. E davanti alla Fraternità, a tutti i membri della Fraternità e davanti, lo ripeto ancora, a tutte le anime che in un modo o nell’altro ricorrono a noi, ci chiedono aiuto o ci chiederanno aiuto, tutte queste anime, tutte queste vocazioni che la Provvidenza ci ha inviato e che continua a inviarci. Assumo questa responsabilità anche davanti a loro. Tutte e ciascuna in particolare, perché un’anima ha un valore infinito.
E nella Chiesa – non dimenticatelo mai – nella Chiesa, la legge delle leggi, la legge che prevale su tutte le altre, è la salvezza delle anime. Non è il chiacchiericcio, non è il sinodo, non è l’ecumenismo, non sono le sperimentazioni liturgiche, le nuove idee, le nuove evangelizzazioni: è la salvezza delle anime. È la legge delle leggi. E questa legge abbiamo il dovere, tutti, ciascuno al proprio posto, di osservarla e di spenderci totalmente per questo. Perché? Concludo: perché oggi la Madonna e Nostro Signore ci insegnano che durante la loro esistenza quaggiù sulla terra non hanno avuto nessun altro pensiero, nessun altro scopo se non quello di salvare le anime. E come dicevamo, in un modo o nell’altro, ognuno di noi secondo i propri talenti, secondo il proprio posto, deve fare tutto ciò che può, deve dare il proprio contributo per salvare la propria anima e quella degli altri. Così sia.
Don Davide Pagliarani
FSSPX
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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La FSSPX annuncia la consacrazione di vescovi senza l’approvazione del Vaticano
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