Politica
Aborto, il candidato favorito alla elezioni presidenziali argentine dice di essere integralmente contrario
Il candidato presidenziale favorito alle prossime elezioni argentine, Javier Milei, dichiara la sua totale contrarietà all’aborto.
In una lunga intervista concessa a Buenos Aires al giornalista TV americano Tucker Carlson, Milei ha parlato della sua posizione sull’aborto motivandola con argomenti di pensiero liberale ed economico.
«Lei si oppone all’aborto, perché?» chiede Carlson.
«Beh, perché da liberale o liberale libertario – perché in inglese liberal significa un’altra cosa… – noi crediamo che il liberalismo è il rispetto senza limiti del progetto di vita degli altri basato sul principio di non aggressione e in difesa del diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà. Quindi, aderendo quindi alle idee di libertà, di base una delle idee fondamentali è difendere il diritto alla vita» dichiara il Milei.
«Filosoficamente sono favorevole al rispetto del diritto alla vita. Poi c’è una giustificazione anche dal punto di vista della scienza, delle scienze naturali, che è il fatto che la vita inizia nel momento della fecondazione. E in quello stesso momento viene generato un nuovo essere in evoluzione, con un DNA diverso».
«È vero che la donna ha diritto sul suo corpo, ma quel bambino che ha in grembo non è il suo corpo» dice il candidato presidente. «Vale a dire che il bambino non è il tuo corpo, quindi l’aborto è un omicidio aggravato dal legame e dal differenziale delle forze, poiché il bambino non ha modo di difendersi»
Ep. 24 Argentina’s next president could be Javier Milei. Who is he? We traveled to Buenos Aires to speak with him and find out. pic.twitter.com/4WwTZYoWHs
— Tucker Carlson (@TuckerCarlson) September 14, 2023
«Non solo, ma c’è anche una questione di carattere matematico: la vita è un continuum con due salti distinti, che sono la nascita e la morte: ogni interruzione nel mezzo è un omicidio»
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Milei torna a parlare dell’aborto anche rispondendo ad una domanda sul Cambiamento Climatico. «Questa agenda ha una parte oscura, è un’agenda assassina, l’agenda dell’aborto» dice il candidato parlando delle regolamentazioni ecologiche. «Perché come conseguenze del fatto che gli esseri umani fanno male al pianeta, promuovono l’assassinio di persone nel ventre materno – che è l’aborto».
«Quindi è una politica che sempre è fallita nel mondo, ed è terribile non solo in virtù dei suoi fallimenti, ma perché è una politica sanguinaria. Alcuni esseri umani si credono in condizione di decidere chi vive e chi no. È come una massima espressione della “arroganza fatale”… come un essere umano può determinare chi vive e chi no? Questo deve essere chiaro: i socialisti hanno le mani sporche di sangue».
«Lei sta dicendo che i socialisti fanno massacri perché credono di essere Dio?» chiede interrompendo Carlson.
«Costoro credono di essere Dio. Sono degli eretici» risponde Milei, che prosegue per qualche ragione citando Friedriech Von Hayek, suo economista di riferimento assieme al resto del pantheon di libertari della cosiddetta «scuola austriaca» come Friedman e Rothbard, nomi che ha usato anche per chiamare i cani.
«Nel suo ultimo libro Hayek la ha chiamata “l’arroganza fatale”. Perché per coordinare questo tipo di azione, la quantità di conoscenza che devi possedere… e questo è legato ad un altro articolo di Hayek che si chiama “L’uso della conoscenza nella società”, dove dà un’idea più scientifica e profonda della mano invisibile di Adam Smith… quello che dice è che per applicare il socialismo, le persone che lo implementano devono essere onniscienti, onnipresenti e onnipotenti. È come dire, credono di essere Dio! E le dirò una cosa: essi non sono Dio!»
«Le dirò qualcosa di peggiore, i politici sono talmente miserabili, specialmente quelli di sinistra, che per di più stanno sotto dell’uomo medio. Chi vuole pretendere di essere uguale all’uomo medio? Solo chi sta al di sotto… Quindi è l’agente degli invidiosi… l’invidia è un peccato capitale, da cui nulla di buono può uscire! Dall’assassinio nulla di buono può uscire! Dal furto nulla di buono può uscire!»
In altri momenti di intervista, il candidato alla Casa Rosada ha accusato il concittadino Bergoglio di trovarsi bene con i «dittatori» come Castro e Maduro, e di difendere un’agenda che promuove «l’assassinio, il furto, l’invidia».
Come riportato da Renovatio 21, la campagna elettorale argentina ha già visto chiaramente Milei schierarsi contro Bergoglio e viceversa.
Immagine da Twitter
Politica
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Pensiero
Chi era Ali Khamenei? Il sito di Meyssan offre una biografia critica
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire, il sito del noto analista geopolitico francese Thierry Meyssan, che offre una breve biografia dai toni critici dell’aiatollà Khamenei. Si tratta forse dell’unico intervento dai toni talvolta aspri apparso in questi giorni riguardo la vita della guida della Rivoluzione Iraniana assassinato dall’operazione congiunta di USA ed Israele. Ricordiamo che le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Ali Khamenei era un erudito mussulmano. Difese ciò che aveva compreso della rivoluzione islamista di Ruhollah Khomeini e si ritagliò un potere su misura.
Iniziò la sua carriera all’ombra di Hachemi Rafsandjani, – presidente del parlamento dal 1980 al 1989, che trasse beneficio personale dell’Irangate, e presidente della Repubblica dal 1989 al 1997. Fu con il suo aiuto che Khamenei venne nominato Guida della Rivoluzione. In quell’occasione elaborò il concetto di Velayet-e-faqih, la tutela del saggio, con cui privò il già alleato Rafsandjani di ogni potere. Contrariamente a un’idea diffusa, non si tratta di un antico articolo di fede sciita, ma di un’idea moderna, che formula in termini religiosi sciiti un concetto di Platone.
Khamenei assegnò alla sua funzione di Guida della Rivoluzione – che non ha alcun rapporto con quella del predecessore Khomeini – un budget indipendente da quello dello Stato. Poté così beneficiare dell’aumento del prezzo del gas e del petrolio rispetto a quello usato come parametro per il bilancio dello Stato. Ebbe a disposizione finanziamenti esorbitanti di cui l’opinione pubblica non era consapevole.
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Diede impulso al Paese affinché si sviluppasse senza occidentalizzarsi, nella tradizione dello scrittore Jalal Al-e-Ahmad.
Trasformò la sua guardia personale, i Guardiani della Rivoluzione, noti come Pasdaran, in un super-esercito esterno e relativizzò il ruolo dell’esercito di leva.
Sabotò i tentativi di riforme liberali del residente Mohammad Khatami (1997-2005) e favorì l’elezione di un Guardiano della Rivoluzione, l’ingegnere nazionalista Mahmud Ahmadinejad, alla presidenza della Repubblica (2005-2013), di cui presto ostacolò il programma di laicizzazione della società.
Per contrastare ogni divisione interna del Paese, ogni volta che sorgeva un conflitto Khamenei favorì l’istituzione di commissioni di arbitrato. Alla fine, queste commissioni divennero talmente numerose da paralizzare ogni decisione politica: solo le attività dei Guardiani della Rivoluzione continuarono a funzionare.
Sebbene vivesse in modo molto sobrio, si circondò di un governo occulto, formato da «consiglieri» che disponevano, a loro volta, di poteri ben superiori a quelli dei ministri. Alcuni di loro mandarono le famiglie all’estero, dove poterono spendere a profusione il denaro del Paese.
Khamenei si preoccupò di coltivare il sostegno popolare al clero sciita. Lo riorganizzò in base all’anzianità, in modo che fosse amministrato dai membri più anziani. Lasciò la giustizia nelle mani della frangia più oscurantista del clero, aprendo la strada all’elezione alla presidenza della Repubblica del fanatico Ebrahim Raïssi (2021-2024).
Dal 2011 Khamenei coltivò l’ambizione di diventare la guida non solo della nazione iraniana, ma anche di tutto il mondo arabo. Organizzò conferenze internazionali a cui invitò tutte le fazioni mussulmane, compresa la Confraternita dei Fratelli Mussulmani.
L’esito fu la trasformazione della funzione di Guardiano della Rivoluzione in una gerontocrazia bigotta che impose, prima con il sorriso, poi con la violenza, il proprio ordine morale. Khamenei non è stato quindi un dittatore, ma un abile religioso che ha messo il Paese nelle mani di una giustizia oscurantista e lo ha condotto alla rovina.
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «Chi era Ali Khamenei?», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 6 marzo 2026.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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